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L'amore ai tempi del colera

07/01/2009 12:00

Antonella Sugameli

Recensione Film,

L'amore ai tempi del colera

Mike Newell, autore eclettico dagli esiti eterogenei e controversi (4 matrimoni e un funerale, Donnie Brasco, Mona Lisa Smile), firma la realizzazione di uno de

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Mike Newell, autore eclettico dagli esiti eterogenei e controversi (4 matrimoni e un funerale, Donnie Brasco, Mona Lisa Smile), firma la realizzazione di uno dei film più chiacchierati e contestati del 2007: L’amore ai tempi del colera. Il celeberrimo romanzo di Gabriel Garcia Marquez dal quale è tratto, si staglia nella memoria collettiva per l'indubbio fascino esotico, pregno d'avventura, passione e dramma. Il racconto di un amore paziente, disposto ad attendere mezzo secolo prima di consumarsi.


Raccontare l’amore non è cosa da poco, se poi ad averne scritto un “trattato” di 392 pagine è il famoso scrittore Gabriel Garcia Marquez, il tutto si complica. Pertanto, onore al merito al regista Mike Newell, per aver tentato l’impresa audace e coraggiosa, di trasformare un’opera letteraria in un film, affatto arduo da realizzare, specialmente in Colombia. La vicenda narra le vicissitudini epiche di Florentino Ariza (l’ammaliante Javier Bardem), disposto a tutto pur di riconquistare l’amore perduto della sua donna, e purché il suo sogno si realizzi, anche di aspettare un’intera vita. Florentino incontra casualmente Fermina Daza - interpretata da una (sempre più) fragile Giovanna Mezzogiorno - ed è subito amore. Un amore folle, senza respiro, senza sonno, senza pace, senza speranza. Un amore che come il colera affonda i suoi batteri nelle viscere intestinali, togliendo la fame e le forze, fino a ridurre l’aria nei polmoni ad uno spasmo di vita, ad un sussurro sempre uguale a se stesso:”Fermina”. Un amore contrastato, che porta i due giovani alla separazione. Durante una visita medica in casa Daza, il Dott. Juvenal Urbino (Benjamin Bratt), rimane folgorato alla vista della malata, l’innocente e virginea Fermina, sospettata di essere affetta da colera. In realtà la povera ragazza è solo malata d’amore e il lungimirante medico, noto per avere studiato a Parigi la patologia, crede di poter guarire la fanciulla di qualunque malattia sia afflitta. Florentino, venuto a sapere delle nozze dei due, trascorrerà metà della sua vita a cercare l’amore nei letti caldi di altre donne, pur di dimenticare quell’unica mai avuta, e l’altra metà a ricordarla. Vano, infatti, si rivela il tentativo di domare i ricordi e le passioni ruggenti, scalpitanti nel petto, che a dispetto della volontà, lo conducono sempre al primo amore. Al quale, attraverso continui tradimenti carnali, rimarrà spiritualmente sempre fedele.


Il regista riesce a catturare la magia di un luogo attraverso piani lunghi, paesaggi sublimi primeggiano sullo sfondo, riprese non facili in una terra dal caldo soffocante e dall’umidità persistente. Un lavoro estenuante per la troupe e gli attori, il cui risultato lascia parzialmente soddisfatti. Un'unica obiezione: la scelta di mantenere gli stessi attori per l’interpretazione dei personaggi in età senile. La finzione regge discretamente nel caso dell’attore Bratt o Bardem, lascia a desiderare, invece, nel caso della bella Giovanna Mezzogiorno, poco credibile nei panni di una settantenne. Le musiche originali di Shakira aggiungono un plus alla pellicola, un ritmo sensuale, una voce calda la sua e dotata di una musicalità romantica, ma al contempo struggente e malinconica. Contrariamente alla concezione secondo cui l’amore non sa attendere, Marquez scrive un romanzo basato sulla più lunga ed interminabile attesa d’amore "per amore". Vien da chiedersi se ciò sia realmente possibile. Certo è che il vero amore sa lottare, cocciuto ed ostinato non si arrende, pur di conquistare il suo posto nel cuore di chi ama.



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