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22/03/2009 12:00

Roberto Semprebene

Recensione Film, CineComics,

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Paul Mc Guigan è un regista di indubbio interesse, evidentemente attratto dalle trame aggrovigliate, con una spiccata attenzione per l'elemento suspence: dopo i

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Paul Mc Guigan è un regista di indubbio interesse, evidentemente attratto dalle trame aggrovigliate, con una spiccata attenzione per l'elemento suspence: dopo il thriller sentimentale Appuntamento a Wicker Park e il buon Slevin – Patto Criminale, il cineasta britannico propone un thriller fantascientifico ambientato ad Hong Kong, con supereroi dotati di poteri mentali, agenzie governative segrete, malavita organizzata e una serie incredibile di rimandi intertestuali. Protagonisti della vicenda narrata sono Nick (Chris Evans), un giovane dotato di poteri telecinetici, e Cassie (Dakota Fanning), ragazzina con il dono della preveggenza, uniti nella ricerca di una valigetta e della donna (Camilla Belle) che la porta con sé. Il contenuto di questa valigetta sembra in grado di modificare le sorti dei protagonisti e forse non solo la loro… Naturalmente alla valigetta e alla sua portatrice sono interessati anche dei degni antagonisti: da una parte “la Divisione”, un’agenzia governativa implicata nella ricerca sull’uso bellico dei poteri paranormali, capitanata dal “pusher” - ovvero un potente telepate – Henry Carver (Djimon Hounsou); dall’altra una famiglia malavitosa locale composta da “urlatori” e “veggenti”. Queste premesse innescano una serie di avvenimenti, incontri e scontri fra personaggi dotati di diverse capacità psichiche (guaritori, segugi, urlatori, manipolatori della mente o dell’apparenza degli oggetti…) alcuni appartenenti alla Divisione, altri alla malavita locale, altri ancora decisi ad aiutare i nostri eroi nella loro ricerca.


Nel complesso si tratta di un film più interessante di quanto le succitate premesse non lascerebbero supporre, in parte per la trama intricata, in parte per il modo in cui è realizzato: la scelta della location lo avvicina alle produzioni asiatiche e ne aumenta il fascino per il pubblico occidentale, anche in virtù di riprese che, soprattutto nella parte iniziale, hanno dei richiami quasi documentaristici; la fotografia e il tipo di pellicola, tutt’altro che patinata, lo distinguono dalle produzioni supereroistiche occidentali canoniche; i rimandi, impliciti o espliciti che siano, non sono banali. E’ proprio l’opera di bricolage che Mc Guigan realizza a risultare interessante: determinati passaggi richiamano The Butterfly Effect, Strange Days o Minority Report; Memento sembra aver ispirato l’uso di alcuni elementi; c’è una sequenza che ricorda persino Lost in Traslation di Sofia Coppola, mentre, sullo sfondo del tutto campeggiano Heroes e il mondo dei fumetti. L’interesse alla base di queste considerazioni non nasconde alcuni aspetti discutibili del film: il ritmo altalenante, gli effetti speciali modesti, una colonna sonora abbastanza scontata e la sospensione di alcuni elementi inseriti nella trama, ma poi abbandonati, riducono in parte il valore complessivo dell’opera, che resta comunque piuttosto godibile.



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