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Extrema - Al limite della vendetta

30/03/2009 11:00

Vito Sugameli

Recensione Film,

Extrema - Al limite della vendetta

Il limite onnicomprensivo tratteggiato da Talia Lugacy – giovane filmaker indipendente qui al suo esordio cinematografico – è una sfida alla soglia di sopportaz

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Il limite onnicomprensivo tratteggiato da Talia Lugacy – giovane filmaker indipendente qui al suo esordio cinematografico – è una sfida alla soglia di sopportazione dello spettatore: la regista di questo Descent, nel tentativo di porsi all'attenzione delle major, schiva abbondantemente l'obbiettivo. I toni sono forti, gli intenti disturbanti e le situazioni non possono che rimandare con sdegno all'orrenda attualità.


Maya (Rosario Dawson) è una ragazza tanto bella quanto timida. Non riesce a dimenticare il suo amore passato, così una sera prende parte a una festa a casa della sua amica Melanie (Nicole Vicius), con l’unico intento di voltare pagina definitivamente. Sempre quella sera incontra Jared (Chad Faust) un ragazzo di bella presenza e all'apparenza garbato. Il suo intento è però un altro... Subìto lo shock, Maya tenderà a isolarsi dalla realtà fino a quando Adrian (Marcus Patrick) non entrerò nella sua vita, iniziandola al sesso promiscuo e all'uso di droghe. Un capovolgimento di ruoli vedrà l'ex timida Maya infierire su un attonito e meravigliato Jared.


Talia Lugacy dilata manierismi registici nella parte centrale della storia – lunghi piani sequenza alla Gus Van Sant – tali da far scivolare causa e reazione alle estremità della narrazione. La diegesi inciampa, si rialza e si perde in monologhi altezzosi e forzatamente autorali che valicano il confine entro il quale si sarebbe dovuta mantenere. Eppure non manca di suscitare una reazione nei pochi momenti in cui antepone il messaggio alla messa in scena. Al film, è innegabile, manca una direzione. Un'infelice sevizia psicologica si scontra con un'asfissiante violenza visiva: le immagini comunicano attraverso gli occhi dei protagonisti e per mezzo delle loro azioni, rese frammentarie da un montaggio quasi forzato che spezza in blocchi, senza soluzione di continuità, interi stati d'animo. Chad Faust nelle sue freddure comportamentali, forse merito della sua espressione talvolta glaciale, ricorda il folle Patrick Bateman (Christan Bale) di American Psycho. Eccezionale Rosario Dawson nel manifestare, in ogni singola inquadratura, il suo decadente squilibrio mentale; meno convincente invece risulta il suo percorso emotivo.


Extrema - Al limite della vendetta si pone come un thriller visivamente elegante; tuttavia, nel concentrarsi sull'aspetto scenografico piuttosto che sul contenuto, dimentica di valorizzarne le tematiche fin qui accennate (razzismo, abuso e vendetta), finendo per stancare. Quando finalmente riscatta il suo maniacale voyerismo nella consumazione della vendetta, è ormai troppo tardi.



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