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Le avventure del topino Despereaux

22/04/2009 10:00

Vito Sugameli

Recensione Film,

Le avventure del topino Despereaux

Basta poco per sciogliersi davanti a un buon racconto, soprattutto se questo inizia col fatidico “C'era una volta...

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Basta poco per sciogliersi davanti a un buon racconto, soprattutto se questo inizia col fatidico “C'era una volta...”. L'iconografia che dà fondo alle fiabe classiche d'altra parte è talmente vasta e stratificata da catturare l'attenzione dei piccoli così come dei più grandi. Ma qual è l'ingrediente segreto che rende grande una storia? In molti casi, il merito è proprio dei loro piccoli protagonisti... Quando Walt Disney immaginava principesse e cavalieri – e dava forma, contenuto, e successo, al suo Mickey Mouse – il mondo seguiva i massimi momenti espressivi dell’immaginifico animatore perché non poteva farne a meno; poiché se la guerra può imbruttire chiunque, la speranza non può essere soppressa, neppure con la violenza.


Le avventure del topino Despereaux parla al pubblico con la stessa semplicità e immediatezza, forse meno intellettuale, ma pur sempre sincero. E' un racconto per bambini ma non del tutto ottimista. Due sub-metropoli, Mouseworld e Ratworld, professano stili e modi di vita molto diversi. Di fatto c'è una sostanziale differenza tra un topo e un ratto, ma nel regno di Doremi non ha più alcuna importanza. Perché dal giorno in cui la regina è morta, il Re ha emesso una dura sentenza: al bando la festa della minestra, i topi e i ratti. Roscuro si sente la principale causa, ma per sua fortuna, uno strano topino - temerario, lettore attento e dall'udito acuto - ristabilirà l'ordine e in città tutti torneranno a sorridere.


Tratto dal best seller di Kate DiCamillo – in Italia pubblicato da Mondadori –, la diretta trasposizione cinematografica mantiene intatta la purezza della storia originale pur ampliandone gli orizzonti, soprattutto esteticamente. Il regista Sam Fell (Giù per il tubo), con lo scenografo Evgeni Tomov, si sono sforzati di dare un tocco pittorico ai mondi, ispirandosi ai maestri fiamminghi quali Vermeer e Bruegel. Dove lo stile però raggiunge la sua massima espressività è nei brevi spezzoni fiabeschi, quando Despereaux, leggendo, immagina cavalieri e draghi a tre teste. L'animazione è delicata e ogni personaggio appare espressivo e “reale”, ad esclusione dei tratti stilizzati degli umani che non riescono a comunicare lo stesso calore. La narrazione procede su binari prevedibili, sfruttando tutte le frecce al proprio arco, compresa un'immancabile ironia fisica. La morale tuttavia non è delle più banali, o meglio, è costruita su concetti conosciuti ma sfumati da un approccio poco stucchevole, tale da renderlo un film genuino e piacevole, che siate adulti o piccoli appassionati.



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