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Il Codice Da Vinci

19/05/2009 10:00

Antonella Sugameli

Recensione Film, film-thriller, dan-brown,

Il Codice Da Vinci

Cosa ci riserva la penna del provocatore Brown? A svelarlo ci pensa Ron Howard, portando al cinema un grande successo

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Un uomo giace morto sul pavimento del Louvre: è completamente nudo e riporta strani simboli sul corpo e attorno ad esso. A svelare il mistero è chiamato Robert Langdon, simbolista e docente di Harvard. L’ingrato compito metterà l’astuto professore sulle tracce dell’assassino e a rischio di vita chiunque osi ostacolare i piani del perfido omicida.


Il romanzo dal titolo Il codice da Vinci esce nel 2003 e arriva in Italia nel 2004. Lo scrittore Dan Brown è al centro di un dibattito, che vede la critica divisa in due opposte fazioni: gli acclamatori e i contestatori. Tanta polvere alzata intorno all’opera, desta comunque la curiosità della restante parte di pubblico, in poco tempo divenuta divoratrice del romanzo e fan dello scrittore, fino a quel momento anonimo. Nel 2006 esce nelle sale il film. Per Dan Brown continuano ad arrivare i successi e le contestazioni, che paradossalmente, piuttosto che incrinarne la fama ne aumentano la nomea e nel 2009 anche Angeli e Demoni, romanzo precedente, si trasforma in film. Cos’altro ci riserva la penna del provocatore Brown, amato dal pubblico, seppur con qualche eccezione e censurato prima ed ignorato dopo, dalla Chiesa?


Il film, grazie al successo del romanzo, richiama nelle sale un numero elevato di curiosi. Il pubblico come sempre, si divide, tra gli estimatori della pellicola e i critici, più fedeli all’avvincente trama del romanzo. La morte violenta e inaspettata del curatore Jacques Saunière, getta nel panico il Louvre. L’uomo viene rinvenuto disteso sul pavimento, completamente nudo con gambe e braccia divaricate, come la famosa immagine de L'uomo vitruviano di Leonardo da Vinci. Accanto al corpo martoriato e su di esso si leggono simboli sanguinolenti e scritte criptate. Il professore Robert Langdon (Tom Hanks), noto simbolista dell’università di Harvard è l’unico in grado di risolvere il mistero e di aiutare la polizia a scovare l’assassino. Ma cosa succede se ad essere sospettato dalla polizia è lo stesso Langdon? Il film poggia su un textum complesso e dall’indubbio fascino: religione pagana, Opus Dei, Priorato di Sion, Cavalieri templari, il santo Graal sono alcune delle tematiche esaminate da Ron Howard. Se da una parte si critica il libro, per la dubbia autenticità e per aver posto un interrogativo sulla più grande certezza di tutti i tempi, seppur paradossalmente basata sulla fede, dall’altra lo si loda per l’originalità del contenuto ed il coraggio nel dedicarsi con tanta caparbietà e tenacia ad un argomento tanto inviso. Il film è un surrogato, che deve molto al romanzo e non riesce in 148 minuti a coinvolgere lo spettatore fidelizzandone l’attenzione. La pellicola cerca di sviluppare più contenuti contemporaneamente e si perde nella diegesi, distogliendo il pubblico dal fulcro del racconto, ridimensionando il pathos e la capacità di fascinazione di cui il libro è detentore assoluto. Grazie al montaggio, il film si avvale di flashback, utili a comprendere le diverse sequenze, dalle trame labirintiche. Sonnacchioso e pedante per la maggior parte, la pellicola si salva in extremis per l’attrattiva esercitata dalle sacre scritture e dai misteri orbitanti attorno ad esse, celati accuratamente dalla chiesa. Ad oggi inquietanti interpretazioni e insoluti enigmi ruotano intorno alla figura del Cristo, la cui natura umana e divina divide da sempre l’umanità in credenti ed atei. Brown non mette in discussione la veridicità della Sua dualità, ma ipotizza una “reale” discendenza, nata dall’unione di Gesù con Maria Maddalena. Fa molto più che polemizzare, la sua scoperta - come il gioco luci-ombre mirabilmente reso nei quadri del Caravaggio - mostra ciò che per molti fino a quel momento era muto alla vista ed improvvisamente inizia a cianciare. Quanto c’è di vero e quanto di falso? Ci sono risposte che nessun libro o film è in grado di dare.


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