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I Love Radio Rock

19/05/2009 11:00

Marco Etnasi

Recensione Film,

I Love Radio Rock

«Sono le nove e tutti i barbogi del pianeta seduti sul sofà, sorbiscono sherry...

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«Sono le nove e tutti i barbogi del pianeta seduti sul sofà, sorbiscono sherry.. mentre quelli che amano il Rock ed il Roll.. sono pronti a rockare e rolleggiare ancora una volta. Siete su Radio Rock e io sono il Conte.»


Londra. 1966. La BBC trasmetteva solamente due ore di Rock and Roll alla settimana. Al largo del Mar del Nord, però, un gruppo di giovani rivoluzionari portava nelle radio di più di 25 milioni di persone il Rock vero all day and all of the night (come cantavano i The Kinks), grazie ad una nave pirata chiamata Radio Rock. Dopo essere stato espulso da scuola, Carl (Tom Sturridge) viene spedito dalla madre a bordo della nave pirata ormeggiata nel Mar del Nord: il capitano è infatti Quentin (Bill Nighy), padrino del giovane ragazzo. Carl entra quindi a far parte dell’equipaggio di disc jockey più conosciuti ed idolatrati di Londra: il Conte (Phillip Seymour Hoffman), unico yankee a bordo e leader delle frequenze in FM, Dave (Nick Frost), Simon (Chris O’Dowd), Bob (Ralph Brown), ma soprattutto, dopo una breve parentesi americana , Gavin (Rhys Ifans), il più grande DJ d’Inghilterra. A bordo si susseguono grandi riff di chitarra, batterie spinte all’ennesima potenza, voci straordinarie dei grandi maestri della “musica del diavolo”, amori trovati e persi, storie di amicizia e di parentele mai conosciute. Ma sulla terraferma il Ministro Dormandy (Kenneth Branagh) inizia a far perno sulla moralità del governo perché venga data la caccia a tutte le stazioni radio pirata.


Scritto e diretto da Richard Curtis, uno dei più prolifici commediografi dell’età moderna (Notting Hill, Quattro matrimoni e un funerale, Il diario di Bridget Jones), I Love Radio Rock è una commedia musicale molto profonda che prende spunto da un avvenimento realmente accaduto, sfumato dalle goliardiche atmosfere alla M.A.S.H. di Altman e dall’irriverenza di Animal House di John Landis. L’obiettivo principale di Curtis è quello di dimostrare come dalle note dei Beatles, Rolling Stones, Who, Kinks e in generale di tutti i grandi artisti, sia partito un enorme stravolgimento sociale, che ha coinvolto il mondo intero; la musica, quindi, non viene considerata la semplice colonna sonora dei sixties ma un vero e proprio stile di vita, un modo di pensare e di essere che ha forgiato col tempo la multiforme definizione di libertà. Il regista (anche sceneggiatore) britannico riesce a far immergere appieno gli spettatori in un’epoca segnata da contraddizioni e ideali, grazie ad uno straripante uso dei colori e ad una ricostruzione scenografica impeccabile (Mark Tildesley). Insomma, superato il timore di infrangersi nel solito sceneggiato stile Mtv, I Love Radio Rock dimostra di essere l’ennesimo esperimento riuscito di Richard Curtis: un concentrato di ironia, amore e musica che non può lasciare altra soluzione che "dance to the song they're playin' on the radio" (David Bowie). "All we need is music, sweet music" (Martha Reeves).



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