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Intrigo internazionale

23/05/2009 11:00

Danilo Cristaldi

Recensione Film,

Intrigo internazionale

Intrigo internazionale rappresenta, per molti critici e spettatori, una delle massime espressioni del cinema di spionaggio, occupando un posto d'onore nell'itin

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Intrigo internazionale rappresenta, per molti critici e spettatori, una delle massime espressioni del cinema di spionaggio, occupando un posto d'onore nell'itinerario cinematografico hitchcockiano. Come in tutti i film di Hitchcock, definiti da egli stesso degli "incubi ad occhi aperti", Intrigo internazionale racconta la storia di un individuo qualunque incastrato in una situazione e in un mondo che non gli appartengono. Il protagonista, Roger Thornhill (Cary Grant), viene infatti scambiato da alcuni criminali per una vera e propria spia, dando il via ad una serie di equivoci e peripezie che lo porteranno inevitabilmente a combattere per la propria vita.


Il grande "maestro del brivido" è qui al massimo della sua forma. Attraverso una sceneggiatura organizzata come un vero e proprio congegno ad orologeria, scritta dal suo fido collaboratore Ernest Lehman, Hitchcock ha l'opportunità di scatenare il suo grande talento visivo e di dedicarsi a quello che gli sta più a cuore: le immagini. Chi non rammenta la celebre sequenza in cui Cary Grant viene inseguito da un aeroplano in volo in aperta campagna? Una lunga scena senza dialoghi, realizzata con oltre 130 inquadrature che nel famoso libro-intervista di Truffaut - "Il cinema secondo Hitchcock", edito in Italia da Net (collana saggi) -, Hitchcock spiegava così: «Ho voluto reagire contro un vecchio stereotipo: l'uomo che è andato in un posto in cui probabilmente sarà ucciso. Ora, che cos'è che si fa di solito? Una notte 'nera' in uno stretto incrocio della città. La vittima attende in piedi sotto la luce di un lampione. Il selciato è ancora bagnato da una pioggia caduta da poco. Primo piano di un gatto nero, inquadratura di una finestra con il viso di qualcuno che, cercando di non farsi notare, tira la tenda per guardare fuori. Si avvicina lentamente una limousine nera ecc. Mi sono chiesto: quale sarebbe l'esatto contrario di questa scena? Una pianura deserta, in pieno sole, né musica, né gatto nero, né viso misterioso dietro la finestra!.»


Una pellicola realizzata con un larghissimo uso di riprese in esterni tra cui bisogna obbligatoriamente citare quella dell'emozionante finale sul monte Rushmore. Per la quarta e ultima volta Cary Grant - feticcio hitchcockiano, protagonista ideale forte e prestante, contrapposto a quello reale, fobico e debole, interpretato da James Stewart - recita in un film del maestro portando con sé quella sua abilità nella commedia che darà al film una ottimale dose di umorismo. Nel cast oltre al frizzante Cary Grant anche una seducente Eva Marie Saint e un carismatico James Mason. Una combinazione di suspense, comicità ed un pizzico di erotismo, in un film da non perdere per tutti gli appassionati di cinema, soprattutto per chi considera l'immagine in se stessa come la componente principale della cosiddetta "fabbrica dei sogni".



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