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Non è un paese per vecchi

26/05/2009 11:00

Danilo Cristaldi

Recensione Film,

Non è un paese per vecchi

Una valigetta contenente due milioni di dollari, ritrovata da Moss (Josh Brolin) nel bel mezzo del deserto texano, è l’unico sopravvissuto ad una strage tra ban

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Una valigetta contenente due milioni di dollari, ritrovata da Moss (Josh Brolin) nel bel mezzo del deserto texano, è l’unico sopravvissuto ad una strage tra bande di criminali messicani. Moss pensa di tenere il denaro, ma dietro l’angolo vi è un glaciale assassino (Javier Bardem) a pagamento che ha il compito di recuperare il bottino. Per il loro dodicesimo film i Coen scelgono di raccontare una storia che rappresenti il compendio della loro intera opera cinematografica. In questa laconica eppur poliedrica “sentenza”, illuminata dalla splendida fotografia di Roger Deakins, si percepisce un’acuta analisi di carattere del mondo passato e odierno, scaturita da una volontà che rimane congelata anche nei momenti più assurdi. L’ibrida natura di questa tragica odissea nei meandri della malvagità umana è l’essenza stessa dell’opera cinematografica dei Coen, caratterizzata dall’imprevedibile mescolanza dei generi.


Attraverso le disavventure del protagonista e del suo implacabile, folle, inseguitore, vengono poste molte domande, alle quali difficilmente si può trovare una risposta. Il Paese a cui allude il titolo è il Texas, perfetto sfondo per un’esistenza angosciante, avida e perfino immune, spavalda di fronte al giudizio degli uomini. In questa “apocalisse”, sarebbe difficile stabilire quanto la lente deformante del grottesco alteri la vicenda, che pur tra passaggi di azione iperbolica riesce ad apparire secca, fulminea, realistica. Anche nelle più crude scene di violenza infatti, non c’è compiacimento. Caratterizzato da un ritmo svelto, spiccio nel mostrare gli eventi, il racconto può risultare a tratti spiazzante, soprattutto a causa del funzionale utilizzo di un tono freddo e distaccato, che permette sì allo spettatore di entrare in simbiosi con il film, ma anche di rimanerne al di fuori. La perfetta miscela di suspense, azione, humour nero, contribuiscono non poco alla riuscita caratterizzazione di un mondo violento, freddo e insensato nella sua follia estrema, turgida e maledetta.


Tutto, o quasi, nel film è accennato, suggerito. Il principale obiettivo dei Coen è, infatti, mostrare, esentandosi da qualsiasi giudizio critico o morale. Anche nell’approfondimento psicologico dei personaggi vi è una voluta insoddisfazione cognitiva che lascia libero lo spettatore di credere o di immaginare, di supporre o di rifiutare. Nel contesto di un universo spaesato, senza guida e alla deriva, il personaggio di Tommy Lee Jones, in cui s’imprime la metafora del film, vive un incubo ad occhi aperti. Più che un film sulla violenza, è un film sulla normalità della violenza, in un Paese in cui nemmeno la normalità ha più un’identità precisa.



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