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Visions

28/05/2009 11:00

Roberto Semprebene

Recensione Film,

Visions

Un’idea potenzialmente interessante e degli effetti speciali sopra la media delle produzioni italiane sono i punti a favore del thriller affidato a Luigi Cecine

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Un’idea potenzialmente interessante e degli effetti speciali sopra la media delle produzioni italiane sono i punti a favore del thriller affidato a Luigi Cecinelli, che purtroppo non rimane all’altezza delle aspettative che suscita. Ispirato in maniera evidente alla serie di Saw, a Spider di Cronenberg – dal quale trae il nome per il killer protagonista – e ricco di rimandi a tutto il filone dei thriller psicologici venati di elementi horror, Visions affronta la caccia al serial killer ricorrendo all’espediente dei poteri paranormali.


Matthew (Henry Garrett) si risveglia in ospedale in seguito ad un trauma ed è seguito nella sua riabilitazione dal Dottor Leemen (Steven Matthews), psicoterapeuta che nel passato ha aiutato la polizia nella vana caccia a Spider, sadico omicida seriale maniaco delle trappole. In seguito ad un’esperienza fatta nei sotterranei dell’ospedale in compagnia di Nick (Jacob Von Eichel), amico conosciuto fra le mura della stessa casa di cura, il giovane inizia ad avere delle visioni inerenti agli omicidi commessi da Spider e decide di indagare per comprenderne l’origine e fermare lo spietato criminale. Nella caccia al serial killer lo accompagneranno Nick, il dottor Leemen e la giornalista Hope (Caroline Kessler), tutti testimoni dell’inatteso epilogo.


Le battute iniziali del film, la fotografia virata sul grigio e il taglio azzeccato delle sequenze introduttive sono motivo dell’interesse che il film suscita in prima istanza, promettendo tensione e azione nella giusta misura. Queste precoci sensazioni però si vanno indebolendo man mano che il film procede, a causa di alcuni errori di sceneggiatura e di dialoghi inconsistenti, al limite del sopportabile, in certi passaggi involontariamente comici. Il ritmo della prima parte si perde così nel corso del film: i saltuari momenti di tensione residui, in massima parte riconducibili alle “visioni” di Matthew, non sono sufficienti a mantenere alta l’ansia dello spettatore; lo sviluppo di alcuni elementi della trama, come anche delle relazioni tra i personaggi, non è curato abbastanza da renderlo convincente, lasciando una sensazione di sbrigatività, soprattutto nel finale a sorpresa, non precisamente delineabile a priori, ma comunque prevedibile in molti suoi aspetti. La sensazione generale lasciata da Visions è quella di un assemblaggio di elementi narrativi tratti da modelli diversi, supportati da un comparto tecnico piuttosto pregevole, ma sviluppati senza il rigore necessario a dare spessore all’opera.



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