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Cars - Motori Ruggenti

17/06/2011 11:00

Erika Pomella

Recensione Film, Pixar, cars, planes,

Cars - Motori Ruggenti

Il settimo lungometraggio di casa Pixar

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Saetta McQueen (Owen Wilson) è una fiammeggiante auto da corsa che gareggia per la prestigiosa Piston Cup. Per colpa di un incredibile ex equo con i due rivali - The King (Richard Petty) e Chick Hicks (Michael Keaton) - l'incoronazione del vincitore viene posticipata di una settimana, quando sotto il sole cocente della California i tre concorrenti correrrano per decidere chi sia degno non solo della coppa, ma anche di diventare il nuovo volto dello sponsor Dinoco. Saetta, arrogante e sicuro di sé, vuol vincere a tutti i costi la gara, per potersi poi allontanare da uno sponsor che ritiene altamente imbarazzante. Tuttavia, sulla strada per la California, Saetta si smarrisce lungo la pittoresca Route 66, fino ad arrivare a Radiator Springs, dove è costretto a rimanere per via di un incidente che lo obbliga ai lavori forzati sotto la supervisione di Doc Hudson (Paul Newman) giudice ed ex corridore. Sullo sfondo sterrato di questo angolo sperduto di mondo, Saetta fa amicizia con tutta una serie di personaggi, su cui spiccano Carl Attrezzi, alias Cricchetto (Larry the Cable Guy) e Sally (Bonnie Hunt), che lo aiuteranno a rivalutare le sue priorità e a capire che la vita è qualcosa di più che vincere una coppa.


Settimo lungometraggio di casa Pixar, Cars - motori ruggenti è la canonica favola sulla scoperta di se stessi e sull'importanza delle relazioni umane. Nonostante la storia banale e lo svolgimento ordinario che sembra seguire punto per punto un qualsiasi manuale di sceneggiatura, il film di John Lasseter soprende soprattutto per la capacità di antropomorfizzare personaggi su quattro ruote. Il punto forte della pellicola è senz'altro da ricercare nell'interazione dei personaggi; quello messo in scena dal regista e produttore americano è, infatti, l'incontro/scontro tra due realtà ben distinte che trovano in Saetta McQueen il loro punto di contatto. Da un lato il mondo patinato delle very important person, dello showbiz, dove l'unica cosa che conta è apparire ed essere un vincente nella forma molto più che nella sostanza. Dall'altro il microcosmo di Radiator Springs, una sorta di non-luogo lungo la mitica Route 66, che deve gran parte della sua iconografia alla tradizione del cinema western di John Ford e di tutto il filone legato alla conquista della frontiera. Una sorta di Monument Valley di computer grafica, con speroni di roccia e distese di terra e polvere. Radiator Springs rappresenta, per Saetta McQueen, l'occasione di imparare a riconoscere ciò che conta veramente, rinascendo come nuovo essere umano (o motorizzato, che dir si voglia). Non a caso nel nome della città è contenuto il termine spring, primavera. E proprio come i germogli tornano a fiorire, così il protagonista della pellicola reinventa se stesso, grazie all'aiuto di meravigliosi e irresistibili personaggi di spalla, primo tra tutti l'arrugginito Cricchetto, un misto di follia e ingenuità capace di togliere i riflettori al protagonista.


Dopo aver girato capolavori come A Bug's Life e Toy Story 2, John Lasseter torna a parlare di rapporti "umani" scegliendo anche stavolta un nuovo punto di vista. Dove prima c'erano formiche azzurre e giocattoli colorati, adesso abbiamo macchine dagli occhi stile manga e paraurti come baffi. L'estro e la creatività dell'animatore di casa Pixar regalano anche stavolta un piccolo gioiellino che, pur con qualche difetto di sceneggiatura e un target decisamente più junior, riesce a commuovere spettatori di diverse età.



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