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Blue Valentine

27/06/2011 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Blue Valentine

Un'opera aspra, ardua nel suo attingere a pieni mani da situazioni ed emozioni reali

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Dean (Ryan Gosling) e Cindy (Michelle Williams) sono sposati da anni, ma ora la loro storia sembra giunta al capolinea. Solo la presenza della piccola figlia Frankie (Faith Wladyka), di cui Dean non è neanche certo di essere il padre naturale, riesce a tenerli in qualche modo uniti, mentre il ricordo del passato, della nascita di quell'amore così puro e sincero li attanaglia e li confonde.


È carne e sesso, sentimento e dolore, un orgasmo che pulsa vita da ogni fotogramma. Blue Valentine è un'opera aspra, ardua nel suo attingere a pieni mani da situazioni ed emozioni che sembrano provenire dalla realtà stessa, da quell'alpha e omega che circonda, in maniera più o meno marcata e in periodi temporali diversi, la quasi totalità delle coppie di questo pianeta. Può un sentimento puro e istintivo come l'amore, anche lungimirante nel suo durare anni, luoghi e situazioni, a mutare inesorabilmente in affetto o, altresì, in impossibilità di comunicare e capirsi come agli albori? Derek Cianfrance riesce con insperata abilità a far trasparire dal suo parto di celluloide un vibrante canto di decadenza di una coppia qualunque, con i suoi vizi e i suoi problemi, i suoi segreti e le sue, scomode, verità. Lo fa contrapponendo in maniera furba, ma per niente accondiscendente o retorica, le due visioni di questo rapporto: la nascita del sentimento tra i due protagonisti, in numerosi flashback (che, a ben vedere, occupano circa la metà esatta del minutaggio) in cui la felicità fa da contrasto al presente, ricco di incognite e del deteriorarsi chiaro e inevitabile della relazione. A ben vedere, è come trovarsi di fronte a una versione dark e drammatica di quel piccolo, grande cult, che risponde al nome di 500 giorni insieme, solamente dilatato e privo di qualsiasi alito di ottimismo. Ma l'importanza, e l'imponenza introspettiva e d'immedesimazione che si abbatte sullo spettatore è tale, se non superiore, all'ormai "new classic" di Marc Webb.


In questo viaggio compiuto dai due protagonisti, non si può fare a meno di sottolineare l'importanza del casting, vista l'immensa prova offerta sia da Ryan Gosling che da Michelle Williams, due volti ormai conosciuti dal grande pubblico e di certo non più una sorpresa per ciò che riguarda interpretazioni maiuscole. Gosling, il cui look varia in maniera significativa nei due periodi temporali, tali da renderlo quasi irriconoscibile all'altro se stesso, è l'uomo che dopo aver tanto lottato per conquistare l'amata, non riesce, o forse non vuole, rendersi conto di come le cose si siano complicate col trascorrere degli anni. Errore non compiuto dalla splendida, e rabbiosa, moglie, unica ad aver pienamente compreso la fine di un percorso. I due attori si offrono all'estremo, con due prove sofferte e intense, e la Williams, da anni attrice di alto livello, ben lontana da quel Dawson's Creek degli esordi, ci regala anche alcune scene di nudo intense e potenti, ricche di fascino e morbosità. Pur avendo, e senza nasconderli, tutti gli stilemi cardine del cinema indipendente americano, Blue Valentine riesce ad emergere e farsi ricordare per la sua poetica asetticità, lontana dai guizzi più o meno autoriali tanto cari al pubblico del Sundance, spesso atti a mascherare una vacuità di fondo che a esser figli di un vero e sincero talento. Qualità che, a guardare questo Blue Valentine, non sembra per nulla mancare a Cianfrance, e che ci permette di usufruire di una summa, priva di fronzoli e inutili orpelli, di come si possa raccontare la forza più pura, e cruda, di quel sentimento chiamato amore.



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