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The Rock

05/07/2011 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

The Rock

Tre uomini in una sfida mortale...

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Tre uomini in una sfida mortale. Il leggendario carcere di Alcatraz, ormai divenuto luogo turistico, viene preso d'assalto dai mercenari, ex-marines, facenti capo al generale Francis X. Hummel (Ed Harris), il cui scopo è quello di chiedere al governo, con la minaccia di lanciare in caso di risposta negativa una batteria di missili su San Francisco, venti milioni di dollari da destinare alle famiglie dei soldati caduti sul campo di battaglia. Per non cedere al ricatto e scongiurare la carneficina, l'FBI sceglie di inviare sull'isola il bio-chimico Stanley Goodspeed (Nicholas Cage) e l'agente segreto britannico John Patrick Mason (Sean Connery), recluso da diversi anni ma, unico prigioniero riuscito a fuggire da Alcatraz molti anni prima.


Si può dire tutto e niente su The Rock, secondo film di Michael Bay dopo l'esordio avvenuto al cinema l'anno precedente con Bad boys. Ci troviamo infatti dinanzi ad un regista in grado come pochi di dividere il pubblico e la critica, e in questa pellicola assistiamo all'apoteosi nascente di ciò che sarebbe stato lo stile che da lì in poi avrebbe costantemente permeato il suo cinema. Se la coppia Will Smith/Martin Lawrence gli aveva infatti donato notorietà, con The Rock, Bay spicca il salto verso quel mood frenetico ed esplosivo culminato di recente nel terzo capitolo di Transformers. Azione, azione e ancora azione. Accompagnato dalla rassicurante egida di Jerry Bruckheimer, Bay non si fa scrupolo di premere il piede sull'acceleratore dall'inizio alla fine, rendendo questa spy story una vera e propria orgia di esplosioni e pallottole, di retorica e passione, di rapporti virili ed eroi per caso. Dalla frenetica regia, con incessanti cambi di inquadratura, alla pomposità appagante della colonna sonora firmata a quattro mani dal maestro Hans Zimmer e Nick Glennie-Smith, i 136 minuti di durata scorrono veloci in una sorta di avvincente caos che avrebbe influenzato buona parte del cinema di genere americano a venire.


Il costante dettaglio nazionalista, dagli sguardi compiaciuti sulle bandiere americane alle riprese di elicotteri in volo, all'immolarsi in maniera più o meno rischiosa dei protagonisti, è un dubbio segno di estetica bayana al cento per cento. L'intensità costante, che non lascia un attimo di tregua, permette però a questi vizi di forma di trascorrere senza nulla ferire, anzi lasciando, se preso nella giusta ottica, aumentare a dismisura il coinvolgimento di chi guarda. Sarebbe semplice etichettare The Rock come un'americanata fine a se stessa, e la definizione non sarebbe poi così fuori luogo: ma è d'altra parte vero che il film non fa nulla per nasconderlo, anzi tenta a suo modo di espandere, se non addirittura rivoluzionare, i temi cardine dell'action movie di matrice hollywoodiana, quelli senza fronzoli e merletti, che negli anni '80 tanta fortuna avevano regalato a due nomi sacri come Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger. Questa volta però, al posto dei due massicci attori, troviamo un cast di altissimo livello. Se Cage era nel suo periodo d'oro, a solo un anno dalla vittoria dell'Oscar per la toccante interpretazione di Via da Las Vegas, la parte dei leoni la fanno Sean Connery e Ed Harris. Il primo omaggiando, pur in un ruolo assai diverso, la figura dello 007 che tanta fortuna gli diede, con trucchetti e mosse geniali nella loro mancanza di veridicità; il secondo, cattivo ma non troppo, è indubbiamente il personaggio più riuscito di tutto il plot.


Dimenticando ogni legge della fisica e della logica, lasciando il cervello in stand-by e assaporando il film per quello che è e vuole essere, un solido pop-corn movie per una serata all'insegna del disimpegno più puro, si può dire che The Rock svolga il suo compito nel migliore dei modi, mostrandosi inoltre precursore di un cinema che sarebbe stato perseguito in futuro, e non solo dallo stesso Bay.



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