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Conan the Barbarian

15/07/2011 11:00

Marco D'Amato

Recensione Film,

Conan the Barbarian

A quasi trent’anni dall’ottimo Conan il barbaro di John Milius (e a ventisette dal suo deboluccio seguito, Conan il distruttore), torna sul grande schermo il pe

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A quasi trent’anni dall’ottimo Conan il barbaro di John Milius (e a ventisette dal suo deboluccio seguito, Conan il distruttore), torna sul grande schermo il personaggio dell’enorme guerriero cimmero creato da Robert E. Howard. Michael Nispel, noto per aver diretto i remakes di Venerdì 13 e di Non aprite quella porta, ci riporta (in 3D, of course) nella fantastica Era Hyboriana, un’era violenta e selvaggia, dominata dalla magia e dalla forza bruta: il regno di Conan. A raccogliere la pesante eredità di Arnold Schwarzenegger nei (ridotti) abiti del barbaro cimmero è Jason Momoa, colossale attore di origine hawaiana dall’espressione truce e dalla muscolatura straripante.


La trama è un adattamento dai racconti originali di Howard: una maschera, che ha il potere di far dominare il mondo a chi la possiede, viene distrutta e divisa in vari pezzi, protetti dai popoli di Hyboria. Il malvagio Khalar Zym (Stephen Lang, il perfido marine di Avatar) la ricostruisce con l’aiuto del suo esercito e della figlia-strega Marique (Rose McGowan) e trova l’ultimo pezzo massacrando il villaggio del piccolo Conan, che vede suo padre morire. Una volta cresciuto, l’unico scopo di Conan sarà la vendetta con l’aiuto degli amici Ela-Shan e Artus e della bella Tamara (Rachel Nichols), ultima discendente di una stirpe nobile, il cui sangue potrà risvegliare i poteri della maschera e far risorgere la malvagia sposa di Khalar Zym.


Se l’originale era pervaso da un’aura leggendaria non indifferente, che esaltava la forza bruta del superuomo Conan, qui Nispel si concentra maggiormente sull’azione e sulle scene dei combattimenti, lasciando decisamente da parte la componente epica del racconto. E così, dopo un ottimo prologo incentrato sul giovane Conan, la pellicola perde parecchio mordente puntando solo sulla spettacolarità dei combattimenti, sugli spargimenti di sangue, seguendo la linea di pensiero del torvo cimmero “Vivo. Amo. Uccido… Sono soddisfatto”, e sul carisma e la bravura dei malvagi Lang e McGowan. Gli altri attori, infatti, non convincono appieno, a partire dal monoespressivo protagonista Momoa per finire ai compagni d’avventura Ela-Shan (Said Taghmaoui) e Artus (Nonso Anozie) rilegati immediatamente in secondo, se non terzo, piano. Il cast, come da abitudine in questi film, è completato da personaggi noti e meno noti delle arti marziali e dello sport-entertainment: qui timbrano il cartellino Bob Sapp (ex giocatore di football americano ed ex star MMA, visto anche in Devilman, Elektra e The longest yard) e l’ex wrestler professionista Nathan Jones visto in Troy. Per gli appassionati del genere.



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