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Professione assassino

29/07/2011 11:00

Marco Etnasi

Recensione Film,

Professione assassino

The Mechanic, ovvero il meccanico, il tecnico, lo specialista, questo il titolo originale del film ed è l’attributo con cui meglio si riesce a mettere in risalt

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The Mechanic, ovvero il meccanico, il tecnico, lo specialista, questo il titolo originale del film ed è l’attributo con cui meglio si riesce a mettere in risalto la freddezza e la precisione con cui Arthur Bishop, personaggio principale interpretato da Jason Statham, porta a termine i suoi incarichi. Ma “the mechanic” è anche Simon West, regista, specialista, appunto, del remake e del riadattamento cinematografico, che partendo dalla trasposizione in pellicola del videogioco Tomb Raider e passando per il deludente Chiamata da uno sconosciuto, arriva, appunto, al rifacimento di Professione Assassino posto in essere ormai poco meno di quaranta anni fa dal duo Winner/Bronson, una della coppie più feconde ed acclamate dell’intera cinematografia d’azione. Ad affiancare West altri due tecnici della riedizione in pellicola, David Winkler e Bill Chartoff, figli proprio del tandem Winkler/Chartoff produttori della versione interpretata dal “giustiziere della notte” e che ora (come già successo in Rocky Balboa, ultimo atto della saga sul pugile di Philadelphia) lavorano insieme alla prole in sede di produzione.


Arthur Bishop (Jason Statham) è il più bravo nel suo lavoro. È diligente, ordinato, oppure disordinato quando gli si chiede di esserlo, è puntuale e preciso nel rispettare le consegne, insomma è un gran lavoratore. Bishop è un assassino ed è il migliore in circolazione. Il distacco assoluto con cui affronta le missioni lo porta ad avere rapporti solo con Harry (Donald Sutherland) suo amico e mentore. L’equilibrio di Arthur si rompe proprio a causa della morte di Harry, assassinato dall’organizzazione per cui entrambi lavorano. Scoprire il motivo della morte dell’amico diventa un imperativo categorico per il “meccanico” ma per farlo dovrà tenere a bada l’irrazionale ed emotiva sete di vendetta di Steve (Ben Foster), figlio di Harry. L’unico modo per frenare gli impeti del giovane è quello di assecondarli. Appresi i principali trucchi del mestiere i due partono insieme con un unico fine: la verità.


Professione Assassino è un action thriller leggermente sui generis che si sviluppa dispiegando il plot su un piano cronologico essenzialmente orizzontale, senza mai picchi o scossoni tali da scuotere l’ordine degli eventi. Il film di West inizia forte e finisce forte non lasciando spazio a grandi colpi di scena o a momenti di riflessione, precludendo una più approfondita conoscenza dei personaggi e rendendo soprattutto il ritmo del film sempre uguale a se stesso. Per questo si distacca dal diagramma inserito a modello nel "manifesto" del film d’azione forgiato dai vari mostri sacri della filmografia “dura e pura” che prevede picchi di tensione e colpi di scena come elementi basilari delle proprie produzioni. Unico elemento che riesce a dare una svolta all’andatura del film è senza dubbio Jason Statham, capace, nonostante le battute si possano quasi contare sulle dita delle mani, di trasmettere con una splendida comunicazione corporea la trasformazione di un personaggio che deve mutare considerevolmente il proprio modo di vivere ed accorciare cosi il distacco dalla vita reale che per esigenze lavorative aveva implementato.


La colonna sonora è senza dubbio uno degli elementi meglio riusciti di tutta la produzione: Mark Isham, già noto per la composizione del pluripremiato Crash, accompagna tutto il film cercando di mascherare gli indubbi problemi di ritmo della trama con musiche adeguate e congeniali. Il film di West si inserisce senza dubbio in quello spazio della videoteca riservata ai soli appassionati del genere non offrendo appigli ai neofiti o a coloro che vogliono passare 90 minuti tra un inseguimento automobilistico ed una battuta di spirito risultando a tratti talmente eccessivo da sembrare una caricatura del genere stesso. Nonostante le modifiche effettuate sulla trama e sulla struttura e l’aggiunta degli effetti speciali più sofisticati, The Mechanic non riesce a raggiungere l’obbiettivo prefissato: superare l’originale.



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