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Transformers

05/08/2011 11:00

Valerio Ferri

Recensione Film, Film Fantascienza, transformers,

Transformers

Azione allo stato puro, dal regista-garanzia Michael Bay

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Due tribù aliene di robot in lotta decidono di trasferire il proprio campo di battaglia sulla Terra. I malvagi Decepticon hanno intenzione di conquistare il pianeta attraverso un’avanzatissima tecnologia concentrata in un cubo solido e il risveglio del proprio capo Megatron, mentre gli Autobot provano a impedirne il ritrovamento. Il Governo degli Stati Uniti che, come spesso avviene è il primo ad avere informazioni, è colto in contropiede e alla sprovvista. Un ragazzo qualunque che mette all’asta su eBay gli occhiali del nonno esploratore potrebbe diventare l’ago della bilancia nella lotta per la sopravvivenza.


L’attesa per le trasposizioni cinematografiche di marchi storici è sempre tangibile, e così è stato anche per la celebre serie di macchine trasformabili prodotte da Hasbro. Il motore che muove tutto non poteva che essere l’azione allo stato puro e a tal proposito si è andati sul sicuro, affidando la regia alla garanzia Michael Bay. Oltre alle movimentate sequenze hi-tech, sono spuntati quindi come previsto gli strumentali ghirigori narrativi e gli immancabili convenevoli per arrivare ad un finale già scritto dopo i primi dieci minuti. C’è spazio anche per il nerd Shia LaBeouf che ammicca alla bellezza di turno irraggiungibile Megan Fox. Stranamente gli alieni cercano proprio lui, per giunta allo scopo di far emergere l’eroe che potrebbe salvare l’umanità dagli alieni, a scapito dell’ennesimo dipartimento segreto governativo. Ce n’è per tutti i gusti, comprese figure che entrano ed escono all’improvviso senza meta e con un non meglio identificato ruolo al grido di Salviamo il pianeta; ma nel caos generale emergono le stupefacenti creature extraterrestri da macchine a robot in meno di due secondi netti. Straordinariamente evolute nella tecnologia, non altrettanto nella morale spicciola, che enfatizza una stucchevole retorica al servizio della più sterile diatriba tra bene e male.


I cliché e i limiti di Michael Bay si susseguono uno dopo l’altro, tra questi la scelta di girare due ore e mezzo di riprese a evidenziarli a chiare lettere; il che ha quasi del grottesco per chi agli inizi non andava oltre i cinque minuti. L’aggravante qui è anche quella delle scene d’azione, che dovrebbero essere il pezzo forte, e invece sono ripetute all’inverosimile allo stesso modo, risultando indigeste e soprattutto davvero troppo plateali, come da tradizione. Non ci si emoziona neanche negli spezzoni più adrenalinici, figurarsi con i pacchiani tentativi di strappare qualche risata in mezzo alla confusione. Nonostante gli innumerevoli minuti del film, si fa fatica a intravedere un barlume di caratterizzazione degna di nota tra le fila dei personaggi, e viene da chiedersi se automi siano più gli umani o i robot. Ripensando allo scorrere della pellicola, è quasi proibitivo scorgere un frammento significativo e memorabile, sia esso un monologo, un primo piano o una spada roboante.



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