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Niente da dichiarare?

05/10/2011 10:00

Ingrid Malossi

Recensione Film,

Niente da dichiarare?

Dopo il clamoroso successo di Giù al Nord (e del remake nostrano Benvenuti al Sud), bissare tale clamore era difficile, ma non impossibile...

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Dopo il clamoroso successo di Giù al Nord (e del remake nostrano Benvenuti al Sud), bissare tale clamore era difficile, ma non impossibile. Ci riprova Dany Boon, spostandosi dalla regione alla nazione, con questa divertente commedia sul secolare odio tra Belgio e Francia.


Poco prima dell’abolizione delle frontiere europee, l'1 gennaio 1993, due agenti della dogana, uno belga e l’altro francese, apprendono la notizia della soppressione del loro posto di frontiera situata a Corquain in Francia e Koorkin in Belgio. Oramai l’Europa è unita e non c’è più bisogno di dogane. L’agente belga Ruben Vandevoorde (un esilarante Benoît Poelvoorde) è patriottico da generazioni e odia i francesi, “i camembert”, più di ogni altra cosa al mondo, tanto da inculcare nella testa del figlioletto lo stesso odio verso i “mangia lumache”, addirittura stringendo patti con Dio per avere un posto in paradiso perché, non si sa mai, magari c’è la dogana pure lì. Oltretutto Ruben è anche un doganiere zelante, che fa il proprio lavoro con estrema meticolosità, superando più di una volta il limite, ma anche solo il buonsenso, guadagnandosi così l’odio dei doganieri francesi. Fra questi c’è il mite poliziotto Mathias Ducatel (Dany Boon), poco interessato ai confini o ai vicini belgi, ma profondamente innamorato di Louise che, per l’appunto, è la sorella di Vandevoorde (la dolce Julie Bernard). Con la chiusura delle frontiere viene deciso di creare una pattuglia di dogana mobile franco-belga per sconfiggere il traffico di droga. Quale migliore occasione per Mathias per fare amicizia con l’arcigno vicino Ruben e convincerlo dei suoi sentimenti per Louise?


Gli ingredienti della commedia di Boon sono datati e arcinoti: prendere in giro le umane debolezze, i dialetti, i confini e gli stereotipi culturali; trattare un tema estremamente contemporaneo come il razzismo e l’insofferenza tra vicini con piglio comico e disteso, servirlo così com’è grazie alle azzeccate interpretazioni dei due protagonisti. Ne viene fuori un prodotto che, seppur godibile nella sua totalità, è già stato assaporato più volte e su più schermi. Boon non fa che una pigra variazione su un canovaccio di successo quale era Giù al nord, componendo una partitura narrativa troppo semplice e ingenua - soprattutto nelle sue sottotrame con personaggi alquanto grotteschi e ridicoli, come i due ristoratori della dogana che per risollevare le sorti del loro ristorante, decidono di mettersi in affari con un trafficante di droga - proponendo un excursus folkloristico comodo e facile, fatto di barzellette datate fra doganieri e gag autocompiaciute, suggerendo la solita elementare morale d’amore e fratellanza fra i popoli.


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