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Johnny English – La rinascita

11/10/2011 11:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film, Film Commedia, Johnny English, Mr Bean,

Johnny English – La rinascita

L’agente segreto più irriverente del Regno Unito è tornato...

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L’agente segreto più irriverente del Regno Unito è tornato. Ad otto anni dal primo film di successo il regista inglese Oliver Parker (Othello, Dorian Gray) ci regala un’altra emozionante pellicola di spionaggio ad alto tasso di divertimento che terrà il pubblico inchiodato allo schermo dall’inizio alla fine. Rowan Atkinson veste nuovamente i panni dell’improbabile spia che, nonostante tutto, alla fine riesce sempre a portare a termine la sua missione lasciando dietro di sé caos e guai a profusione. Ad affiancarlo un cast di tutto rispetto composto da Gillian Anderson, (l’indimenticabile Dana Scully di X-Files), Dominic West (300), Rosamund Pike (Agente 007 - La morte può attendere), e Richard Schiff (Jurassic Park - Il Mondo Perduto, qui in un breve cammeo.


Johnny English (Rowan Atkinson), dopo una missione fallita in Mozambico, ha lasciato i servizi segreti per la vergogna, e, per sottrarsi all’umiliazione, si è ritirato in meditazione tra i monaci tibetani. Qui ha appreso le arti marziali ed è divenuto più saggio. Quando l’MI7 (i servizi segreti britannici) lo richiama in servizio per una missione speciale, English capisce che è la giusta occasione per riscattarsi una volta per tutte agli occhi del mondo. Giunto a Londra viene informato di un piano diabolico per uccidere il Primo Ministro cinese durante un vertice tra i capi di stato mondiali in programma nella capitale inglese. Comincia così una corsa contro il tempo affiancato dal fidato agente Tucker (Daniel Kaluuya) e da Michelle (Rosamund Pike), la psicologa comportamentista dell’MI7. Dietro il complotto si celano membri del KGB, della CIA e dello stesso MI7. La sfida per l’agente segreto Johnny English è appena cominciata.


La pellicola di Parker dimostra che fare un buon sequel, una volta tanto, si può, ed il modo migliore per riuscirvi è rivoluzionare alcuni degli elementi già visti nel primo capitolo, onde evitare ripetizioni e banalizzazioni della storia. Guardiamo ad esempio ad altri, celebri, esempi di seguiti cinematografici che, seguendo questo criterio, si sono rivelati addirittura superiori all’episodio precedente, tra tutti L'Impero colpisce ancora di Irvin Kershner ed Il padrino - Parte II di Coppola. Stavolta, rispetto all’English del 2003, il personaggio di Atkinson sembra aver avuto un’evoluzione: meno ingenuo e più consapevole delle proprie capacità, non sconfigge il nemico per sbaglio, ma perché lo vuole fare. È addestrato alla lotta, e le sue intuizioni sono sempre giuste, anche se spesso nel suo percorso incappa in situazioni strampalate e grottesche. Oltre alla psicologia del protagonista, ad essere più complesse sono la sceneggiatura e la messa in scena dotata di effetti speciali ancora più strabilianti, che mai si impongono sulla narrazione. La comicità, data dalla solita goffaggine di Atkinson, risulta essere intatta e contribuisce a far scivolare la visione senza un attimo di noia. Con Johnny English – La rinascita il franchise è passato ad un “livello” successivo, ed ora non resta che sperare in un terzo episodio ancora più sorprendente.



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