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I cannoni di Navarone

05/11/2011 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

I cannoni di Navarone

Isola di Keros...

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Isola di Keros. Gli alleati cercano di addentrarsi in suolo ellenico, tenuto sotto il controllo dei tedeschi, ma i loro tentativi sono resi vani dalla presenza di due potentissimi cannoni, a Navarone, nascosti dalla montagna e fuori portata della contraerea. Viene così inviato sull'Isola un gruppo scelto di soldati al comando del capitano Mallory (Gregory Peck). Giunti sul luogo verranno aiutati dalle forze partigiane di Maria Pappadimos (Irene Papas), ma non sanno che tra loro si cela un traditore...


Rimane senza dubbio uno dei titoli bellici più famosi dell'epoca dorata di Hollywood. Diretto dallo specialista J. Lee Thompson, I cannoni di Navarone riuscì a coniugare nel migliore dei modi le classiche atmosfere del genere con un implacabile ritmo avventuroso che riesce ancora oggi, nei suoi circa 150 minuti, ad appassionare. Merito in buona parte anche delle scelte di casting, che vedono come trio di protagonisti dei veri e propri nomi sacri quali Gregory Peck, David Niven e Anthony Quinn, senza nulla togliere alla lucida presenza di ottimi, più o meno conosciuti, caratteristi del cinema americano di quegli anni. Nonostante ad oggi soffra di qualche ingenuità, fattore pressoché standard nelle pellicole contemporanee, il film vive ancora di un sontuoso magnetismo che riesce ad incollare allo schermo lo spettatore dalla prima all'ultima scena.


Spettacolare nel senso migliore del termine, I cannoni di Navarone vive di un'ottima caratterizzazione dei personaggi, inseriti in una missione ardua (con l'avvento della computer grafica, il termine impossibile non ha quasi più valore, cinematograficamente parlando) che metterà a dura prova le loro vite e le loro convinzioni. Alcune scene madri, come l'avvincente scalata della montagna nella parte iniziale, dosano con furbizia un raffinato gusto per l'immagine con una suadente dose di suspance, invogliando lo spettatore ad appassionarsi alle vicende di questi uomini coraggiosi dediti alla propria causa. La pellicola, pur con le dovute licenze, riprende in pieno le atmosfere del libro omonimo di Alister MacLean da cui è tratta, denotando però una fin troppo eccessiva resa macchiettistica delle forze teutoniche, sempre in procinto di farsi sfuggire la situazione anche quando se la trovano in pugno. Fortunatamente è quasi del tutto assente la sferzante retorica tipica delle produzioni similari del periodo, e anche un breve accenno di anti-militarismo fa capolino in brevi occasioni, lasciandoci ad oggi una delle opere più mature e esaltanti della vecchia Hollywood.


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