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Paranormal Activity 2

13/11/2011 12:00

Erika Pomella

Recensione Film, Paranormal Activity,

Paranormal Activity 2

Nel 2007 Oren Peli aveva portato sul grande schermo Paranormal Activity, horror che raccontava il fatale destino di Micah e Katie, due fidanzati californiani tr

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Nel 2007 Oren Peli aveva portato sul grande schermo Paranormal Activity, horror che raccontava il fatale destino di Micah e Katie, due fidanzati californiani trasferitisi in una nuova villa, che subiscono gli inquietanti attacchi di un demone legato a Katie fin dall’infanzia. Nel 2010, Tod Williams – regista del film drammatico The Door in the Floor – sbanca nei cinema di tutto il mondo con Paranormal Activity 2, che cronologicamente anticipa gli eventi della prima pellicola.


Kristi (Sprague Grayden), sorella minore di Katie (Katie Featherston) vive in una villa con il marito Daniel (Brian Boland), la figliastra Ali (Molly Ephraim), e il piccolo Hunter (William Juan Prieto). Un giorno, rientrando, trova l’appartamento sottosopra e, convinta di avere a che fare con dei delinquenti, lascia che Daniel metta delle videocamere in giro per la casa. L’occhio implacabile delle macchine da presa registra strani ed inspiegabili eventi, che spaventano Ali e Kristi, ma che vengono sminuiti dal cinico Daniel. Tutto cambia quando Kristi scivola in uno stato catatonico: a quel punto anche Daniel dovrà fare i conti con il proprio scetticismo, e fare una scelta: credere, o perdere sua moglie e suo figlio.


Ancora in stile mockumentary, con macchine a mano e (false) riprese amatoriali, Paranormal Activity 2 è chiaramente il figlio della pellicola che l’ha preceduto. Nonostante il cambio alla regia, il secondo episodio delle vicende di Katie e Kristi gioca con gli ingranaggi che avevano già funzionato: il vero orrore non proviene tanto da entità mostruose e scene splatter, quanto dalla riproposizione della realtà in una sua visione più sinistra. Elementi comuni e d’uso quotidiano vengono investiti da un’aura inquietante e perturbante, per usare un termine caro a Freud. Il senso di familiarità e insieme di paura che si prova davanti alle immagini di una villa immersa nel silenzio è l’elemento più riuscito della pellicola, che pone l’accento sull’attesa dello spettatore, e alimenta lo stato d’ansia e di tensione per la manifestazione di fenomeni inspiegabili. Meno riuscito della prima pellicola, e meno spaventoso, il film di Todd Williams ha il merito di creare tra i due un nesso logico ed intelligente, spiegando, attraverso gli indizi seminati nell'arco del racconto, situazioni irrisolte del film di Peli.



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