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Il mio angolo di paradiso

15/11/2011 12:00

Chiara Napoleoni

Recensione Film,

Il mio angolo di paradiso

Marley (Kate Hudson) è un'esuberante donna in carriera con tanti amici e altrettanti problemi nelle relazioni...

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Marley (Kate Hudson) è un'esuberante donna in carriera con tanti amici e altrettanti problemi nelle relazioni. Naturalmente vivace e single convinta, non crede nell’amore, collezionando rapporti senza un domani, che arrivano al giorno dopo solo perché argomento delle dettagliate chiacchierate con le amiche. Il flusso di spensieratezza che contraddistingue la sua esistenza viene bruscamente interrotto quando un bel medico messicano (Gael Garcia Bernal) gli diagnostica un cancro al colon. La vita di Marley cambia radicalmente, dal rapporto con i suoi genitori al suo modo di intendere le relazioni a lungo periodo. Lottando col sorriso contro il male, si ritrova a riflettere sul senso della propria vita, non dimenticandosi degli amici e del bel dottore dal quale è in cura.


Romantic-comedy che cerca di abbattere i canoni del genere, immettendo a gamba tesa, in una storia d’amore non pienamente sviluppata, il tema della malattia terminale, Il mio angolo di paradiso si distanzia da entrambe le parti che vorrebbe prendere, calcando la mano sui topoi della commedia rosa e del melodramma ma non riuscendo assolutamente a far coincidere i due registri. Rispetto a tentativi analoghi come Scelta d’amore o Autumn in New York, ibridazioni tra cast da commedia e script larmoyant, il film firmato da Nicole Kassel, autrice eroica del lucido e sottovalutato The woodsman – Il segreto (2004), enfatizzando le lacrime e strappando risa non riesce nei suoi intenti, imponendo allo spettatore il confronto con un imbarazzante Dio interpretato da Whoopi Goldberg.


La regia della Kassel si trova così a fare i conti con una sceneggiatura e una caratterizzazione dei personaggi melense e scontate: non soccombono ai 107’ del film, ma non riescono nemmeno ad emergere quanto basta per risollevarne le sorti. La scelta dei dettagli sugli aflebo o i primissimi piani sul viso stanco e provato della Hudson, non riescono a dimostrare le sue particolari doti di attrice drammatica, prigioniera dei ruoli da trentenne bionda e svampita delle commedie romantiche, né a sottolineare l’aspetto tragico della condizione del suo personaggio, semplificato e ammorbidito esageratamente dallo script. Tolti poco più di cinque minuti di risata vera con Peter Dinklage e gli Ok Go a tutto volume per le strade di New Orleans, poco rimane de Il mio angolo di paradiso, se non perplessità di fronte al secondo lungometraggio della regista statunitense. Il dubbio sorge naturale: forse il primo caso è stato guidato dalla proverbiale fortuna del principiante, oppure di questi tempi ad Hollywood, cercare di fare un film fuori dagli schemi non è poi così facile.


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