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Happy Feet

26/11/2011 12:00

Martina Calcabrini

Recensione Film,

Happy Feet

Far parte di una comunità significa sposarne le regole e, il più delle volte, uniformarsi ai suoi componenti...

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Far parte di una comunità significa sposarne le regole e, il più delle volte, uniformarsi ai suoi componenti. George Miller, regista di La storia infinita 2, è un autore che ama puntare i riflettori sulla diversità e su chi combatte per dimostrare il proprio valore. Dopo aver diretto Babe va in città, Miller si aggiudica la regia di Happy Feet, film di animazione targato Warner Bros., incentrato sulla storia intensa e commovente di un piccolo pinguino coraggioso.


Mambo è un pinguino imperatore insolito e bizzarro. A differenza di tutti i membri della sua specie non sa cantare e questo lo rende diverso. Nonostante le ripetizioni e la continua costanza con cui ci prova, il piccolo Mambo riesce ad esprimere le sue emozioni solo muovendo i piedini al ritmo di tiptap. Considerato segno di sciagura, viene esiliato dalla comunità e incolpato della carenza di cibo, ritenuta una punizione divina dal capo Noé. Mentre vaga senza meta, Mambo incontra quattro simpatici pinguini adelia e il loro Guru, che lo accolgono e che decidono di accompagnarlo nel pericoloso viaggio alla ricerca degli “alieni” che sottraggono il loro cibo. Dopo aver affrontato il freddo polare e una turbinosa tempesta, ed essere riuscito a sopravvivere all’attacco delle orche marine, Mambo viene trascinato dalle onde su una spiaggia. Rinchiuso in uno zoo insieme a molti suoi simili, Mambo riuscirà a distinguersi grazie alla sua insolita particolarità e a convincere gli alieni della necessità di apporre divieti di pesca nelle zone limitrofe al loro territorio.


Probabilmente è meglio parlare in modo semplice e diretto per fare breccia nel cuore alieno degli esseri umani. Proprio come farà anche Wall–E, Happy Feet cerca di spiegare ai più piccoli il problema dell’estinzione e, contemporaneamente, ricorda agli adulti che è sufficiente l’impegno di ognuno di noi per evitare una catastrofe. Non è casuale che sia proprio una bambina ad accorgersi delle qualità di Mambo e che l’entusiasmo animale espresso a ritmo frenetico (e contagioso) del tiptap si diffonda a macchia d’olio su tutti i media. I pinguini imperatori, si sa, hanno bisogno della voce per trovare una compagna e formare una famiglia. Mambo, però, non si scoraggia e impara a sincronizzare i propri passi saltellati sulle note della pinguina che ama, Gloria. Dal momento che la musica ha un ruolo chiave nell’intera pellicola, John Powell compone una coinvolgente colonna sonora che si avvale di alcuni testi dei Queen, dei Beach Boys, di Frank Sinatra e persino di Prince. Il pluripremiato film di Miller accompagna lo spettatore nel viaggio alla (ri)scoperta dei valori dell’amicizia, della famiglia e dell’amore, attraverso un banale ma sempre importante monito, ovvero non limitarsi a giudicare l’apparenza e cercare, invece, di accettare gli altri per quello che sono realmente.



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