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Finalmente la felicità

12/12/2011 12:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Finalmente la felicità

Benedetto (Leonardo Pieraccioni) è un insegnante di musica che vive da solo a Lucca, dopo la morte della madre...

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Benedetto (Leonardo Pieraccioni) è un insegnante di musica che vive da solo a Lucca, dopo la morte della madre. Imbrogliato dall’amico/collega Argante Buscemi (Andrea Buscemi), che l’ha derubato della sua melodia dal titolo "La felicità", Benedetto conduce una vita ordinaria sebbene piena di aspirazioni. La svolta arriva quando una postina del famoso programma C’è posta per te lo invita nello studio di Maria De Filippi, per incontrare Luna (Ariadna Romero), affascinante modella brasiliana che la mamma di Benedetto aveva adottato a distanza dieci anni prima. Affascinato dalla "sorellastra", Benedetto partirà alla volta della Sardegna, affrontando la crisi sentimentale dell’amico Sandrino (Rocco Papaleo) e il ritorno dell’ex fidanzato di Luna, Jesus (Thyago Alves), modello statuario che non sembra disposto a rinunciare alla ragazza.


Con la solita cadenza biennale, Leonardo Pieraccioni – lanciato dal film di Alessandro Benvenuti Zitti e mosca del 1991 – torna al cinema, dopo l’ultimo Io e Marilyn, pronto come sempre a ritagliarsi una fetta dei ghiotti incassi al box office natalizio. La storia di Finalmente la felicità, semplice e onesta, che non presenta pretese di sorta, somiglia a tutte le altre già raccontate da Pieraccioni da quando, nel 1995, esordì dietro la macchina da presa con I laureati. Riproponendo schemi già collaudati e intrecci di causa-effetto che rischiano di scivolare spesso nel banale, Pieraccioni in realtà mostra di avere una propria cifra stilistica che trova nel ritratto delle sfortune di un uomo comune toscano il proprio marchio di fabbrica. Anche in questo ultimo lavoro, il protagonista è un single attempato, pieno di ambizioni quasi utopistiche; un eterno bambino avvolto da uno strato più o meno sottile di ingenuità che spesso si scontra col cinismo della realtà, con tutti i suoi problemi e i suoi paradossi. Benedetto sogna di aprire una scuola, dove i bambini possano avvicinarsi alla musica spinti solo dalla propria curiosità e dalla loro specifica individualità: un sogno che non trova spazi e riscontri in un mondo votato al guadagno a tutti i costi, anche a prezzo di valori più importanti come l’amicizia. In questo senso, il personaggio di Buscemi è abbastanza rivelatore.


Ma i film di Pieraccioni sono, soprattutto, delle favole rivisitate, dove l’attore toscano si diverte spesso a indossare i panni della “bestia”, il bruttino ma simpatico che sembra non essere destinato al grande amore. Proprio come nella migliore tradizione favolistica, tuttavia, dopo una serie di ostacoli e peripezie, l’(anti)eroe della narrazione riesce a sconfiggere tutto e tutti, costruendosi in modo autonomo il proprio lieto fine. Quest'ultimo lungometraggio lavora in questo senso, presentando una serie di impedimenti – spesso piuttosto divertenti – che Benedetto è costretto a superare pur di raggiungere la tanto agognata felicità del titolo che, se da una parte si riferisce ad una melodia composta dal protagonista, dall’altra rappresenta l’obiettivo massimo a cui ogni essere umano tende. L’intelligenza di Pieraccioni sta, senz’altro, nel riuscire a riproporre uno schema già conosciuto a menadito, facendolo apparire però sempre nuovo e, per questo, godibile. Soprattutto grazie alla scelta di un cast che ben si amalgama con le caratteristiche comiche del protagonista e regista. Su tutti svetta il sempre esilarante Rocco Papaleo che, con il suo accento esagerato e le situazioni al limite del surreale, interpreta lo sfortunato Sandrino, tradito dalla moglie e vittima di un allergia al sole. Da non tralasciare due piccoli camei: quello del comico romano Maurizio Battista e della divertentissima Michela Andreozzi che con poche battute e in quei pochi minuti di riprese riesce a rubare la scena a tutti, compreso il mattatore dietro la macchina da presa.



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