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L'ora nera

18/01/2012 12:00

Erika Pomella

Recensione Film,

L'ora nera

Sean (Emile Hirsh) e Ben (Max Minghella) stanno volando verso Mosca per affari...

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Sean (Emile Hirsh) e Ben (Max Minghella) stanno volando verso Mosca per affari. Atterrati nella capitale russa scoprono che tutti i voli sono stati cancellati a causa di una forte tempesta elettromagnetica. Tra i turisti, costretti a Mosca come loro, ci sono Natalie (Olivia Thirlby) e Anne (Rachel Taylor). Durante una notte di movida russa, un blackout improvviso costringe gran parte della popolazione ad uscire allo scoperto, per assistere ad un fenomeno atmosferico simile all’aurora boreale. Una pioggia iridescente di fiori di fuoco allarma la popolazione, finché lo strano evento non prende le sembianze di un attacco alieno invisibile che, in pochi minuti, massacra la popolazione russa. Sean, Ben, Natalie e Anne riescono a mettersi in salvo nello scantinato di un locale, insieme a Skyler (Joel Kinnaman), uno squalo della new economy che aveva rubato a Ben e Sean la loro idea vincente. Insieme, i cinque ragazzi cercheranno di fronteggiare la minaccia extraterrestre, alla forsennata ricerca di altri sopravvissuti.


Con la minaccia maya del 2012 che grava su catastrofiche escatologie new age, le visioni post-apocalittiche sembrano trovare sempre più terreno fertile in ambito televisivo e cinematografico. Si pensi, ad esempio, al film di Roland Emmerich 2012 o, piuttosto, all’inquietante The Road, di John Hillcoat, in cui l’umanità (o quello che ne resta) cerca di sopravvivere ad un mondo in rovina. Stesso discorso si può fare per le serie di grande successo targate Fox, come The Walking Dead o Falling Skies. Proprio con quest’ultimo prodotto mediatico, L’ora nera ha in comune non solo gli scenari, ma anche la tematica di un assalto alieno occulto. Chris Gorak, alla sua seconda prova registica dopo Right at your door, torna a dipingere fondali catastrofici, spostandosi dalle conosciutissime strade americane, all’eleganza decadente di Mosca. L’aspetto innovativo del film è solo questo; per il resto The Darkest Hour non offre niente di nuovo, ricalcando palesemente altre pellicole di genere - oltre le già citate serie tv, i survivor movies 28 giorni dopo e La Horde.


La sceneggiatura, affidata a John Spaihts, è il vero punto debole di un film che avrebbe potuto sancire un interessante cambio di rotta nel panorama sci-fi. La prima parte, in cui avviene l’attacco alieno invisibile ma letale, risulta molto più credibile della seconda. La costruzione del senso di attesa e di tensione accompagna lo spettatore per tutta la durata dell’invasione e del massacro, suscitando anche uno stato d'ansia dovuto alla naturale immedesimazione. Peccato che poco dopo “l’uscita allo scoperto” del gruppo di sopravvissuti, il film viri verso cliché e stereotipi del genere che risultano banali nella migliore delle ipotesi, e al limite del ridicolo nella peggiore - come la scena del crollo del palazzo in cui, Natalie, dopo essere caduta nel fiume insieme agli altri, si trova inspiegabilmente dall’altra parte della città. Ottimo l’utilizzo del 3D, che viene sfruttato non solo per divertire lo spettatore che si vede arrivare contro ogni tipo di frammento organico, ma soprattutto per restituire il senso di profondità della pellicola. Uno sprofondamento tridimensionale che rende giustizia inoltre allo splendido scenario architettonico della città russa, e di quello che ne rimane dopo l’arrivo extraterreste. Non a caso, Gorak ha lavorato per anni come art-director per autori come Terry Gilliam e David Fincher. Visivamente impeccabile, L’ora nera ha il deficit di una storia sviluppata senza attenzione, con personaggi costretti in parti convenzionali, che rende la visione divertente, ma dimenticabile.



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