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Paradiso amaro

20/01/2012 12:00

Marco D'Amato

Recensione Film,

Paradiso amaro

A sette anni di distanza da Sideways (Oscar e Golden Globe per la migliore sceneggiatura), il regista statunitense Alexander Payne torna sul grande schermo con

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A sette anni di distanza da Sideways (Oscar e Golden Globe per la migliore sceneggiatura), il regista statunitense Alexander Payne torna sul grande schermo con questo The Descendants, tradotto in italiano con Paradiso Amaro, adattamento del romanzo Eredi di un mondo sbagliato di Kaui Hart Hemmings.


Il paradiso amaro in questione sono le Hawaii, spettacolare sfondo per la vita del milionario Matt King (George Clooney), uno degli ultimi discendenti di una facoltosissima famiglia incrociatasi con la stirpe reale dell’isola. Proprietario assieme ai cugini di una vastissima zona incontaminata dell’isola, sta trattando per venderla a suon di milioni a un grande gruppo immobiliare. Marito e padre assente, Matt si trova a dover completamente sconvolgere le sue abitudini per l’incidente in barca che manda la moglie Elizabeth in coma irreversibile: già messo a dura prova dalla figlia minore Scottie (l’esordiente Amara Miller), Matt riporta a casa dal college anche la figlia maggiore Alexandra (Shailene Woodley, protagonista della serie TV La vita segreta di una teenager americana) per permetterle di stare vicino alla madre prima che, come da sue volontà, stacchino la corrente delle macchine che la tengono in vita. Oltre al gravoso compito di dover gestire le figlie in un momento così tragico, Matt scopre di essere stato tradito dalla moglie: dopo lo choc iniziale inizierà la caccia all’uomo assieme alle figlie e a Sid (Nick Krause), un non particolarmente brillante amico di Alexandra. La caccia si incrocerà pericolosamente con il processo dei terreni di vendita di famiglia.


Passando da Paul Giamatti a George Clooney, Payne carica sulle spalle del protagonista una storia drammatica ma carica di piacevole ironia: l’arcipelago delle Hawaii diventa una metafora della famiglia di Matt, con tanti piccoli isolotti separati che il capofamiglia cerca di tenere il più possibile vicini in una situazione difficile. Ma proprio dal doppio dramma della morte e del tradimento, Matt troverà la forza di ricostruire dalle fondamenta il nucleo familiare. Clooney regge benissimo la scena dando vita a un personaggio carico di umanità e debolezze ma incapace di darsi per vinto. E Payne lo asseconda narrandone la storia e confidando sulla forza della vicenda e la carica dei personaggi, senza doversi rifugiare in inutili arzigogoli stilistici ma seguendo con calma e mano ferma la corrente impetuosa degli avvenimenti. Ottima la prestazione dei coprotagonisti, inquieta e aggressiva la Woodley, più che convincente la piccola Miller, irresistibile Krause. Finale dolce-amaro, come è d’obbligo in ogni elaborazione del lutto.



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