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Baciato dalla fortuna

27/01/2012 12:00

Antonella Sugameli

Recensione Film,

Baciato dalla fortuna

Parente della commedia all’italiana il film firmato dal giornalista Paolo Costella ne sposa i tratti comici, che edulcorano e stemperano un’amarezza di fondo, f

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Parente della commedia all’italiana il film firmato dal giornalista Paolo Costella ne sposa i tratti comici, che edulcorano e stemperano un’amarezza di fondo, figlia di un disagio sociale e presumibilmente individuale, espressa in chiave sarcastica e ironica dagli interpreti, ben assortiti invero, del lungometraggio.


Vincenzo Salemme è Gaetano, un comune vigile urbano sposato ad una seducente quanto fedifraga donna (Asia Argento), che ogni giorno sfida la fortuna giocando i suoi numeri, rime cifrate di un’antica filastrocca dell’infanzia. Il rito viene interrotto non per sua volontà, ma per la tenacia di una cara amica psicologa (la talentuosa Nicole Grimaudo), che lo trattiene in tutti i modi affinché non faccia la sua giocata. Incapace di sottrarsi al giogo forzato di lei, arriva in ritardo al solito chiosco, appena in tempo per vedere la saracinesca in chiusura e per la disperazione sviene. Quando si ridesta tutta la città festeggia il multimilionario Gaetano, credendolo il vincitore della sestina vincente. Tutte le donne della sua vita, moglie, ed ex moglie, che fino al giorno prima lo bistrattavano e lo incalzavano di insulti, improvvisamente vedono in lui l’uomo dei sogni, l’amante focoso da sempre desiderato. Perfino la banca, che lo aveva cacciato come pessimo debitore gli apre porte e sportelli in vista di nuova e certa moneta sonante da incassare. Finché la memoria ritorna: i pezzi del puzzle ricongiunti e la verità salta agli occhi di tutti. Beffarda, crudele, comica nella sua tremenda inoppugnabilità.


Costella, regista anche della fortunata serie tv Dio vede e provvede, con Baciato dalla Fortuna sciorina battute scontate, equivoci da prêt-à-porter, sorrisi in scatola pronti per essere dispensati, come consigli non richiesti alternandoli tra loro senza lirismi. Gli attori strizzano l’occhio allo spettatore, senza tuttavia costruirne la complicità. È grazie alle loro performances che il plot acquista qualche sprazzo di ilarità. Lungi dal sorprendere un pubblico a ben altro avvezzo, il film termina con un epilogo grottesco che non lascia altro che un non troppo vago senso di delusa frustrazione. Manca quel senso del ridicolo, quel salto compiuto dall’occhio tra l’apparenza e la realtà, che produce il fragoroso e contagioso fluire della risata. Alessandro Gassman interpreta il maschio italico, procacciatore di donne ma vittima della sua sua stessa smania di seduzione; Asia Argento è relegata alla parte della femme fatale che irretisce con vesti succinte e circondata di carni al sangue cotte sulla brace; Vincenzo Salemme è la vittima sacrificale di una società votata alla logica dell’apparire e alla meccanica coercitiva della tirannia e del terrore indotto, affinché il debole sia assoggettato al più forte. Fatta salva l’eccezione del debole arricchito. Il denaro può comprare tutto, meno che la fortuna, divinità crudele da sempre bendata, che sceglie a caso i suoi fortunati. Questo, infine, il messaggio da salvare della pellicola. Non resta che sperare di essere tra quei prescelti.


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