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Tre uomini e una pecora

03/02/2012 12:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Tre uomini e una pecora

Presentato fuori concorso alla VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, A Few Best Men – trasformato dalla traduzione italiana nel discutibile

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Presentato fuori concorso alla VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, A Few Best Men – trasformato dalla traduzione italiana nel discutibile Tre uomini e una pecora - potrebbe essere visto come una risposta very british al successo mondiale di The Hangover. Stephan Elliott dimentica gli scenari eleganti e decadenti del precedente Matrimonio all’inglese optando per una storia che fa della risata il suo vero (e forse unico) obiettivo.


David (Xavier Samuel, già visto in Eclipse) e Mia (Laura Brent) – lui inglese, lei australiana – s’incontrano sullo sfondo di un’isola da sogno. In un soggiorno fatto di sole e spiaggia, i due si innamorano, decidendo ben presto di convolare a nozze. Il matrimonio viene organizzato nelle Blue Montain, nella opulenta tenuta di famiglia che il padre di Mia possiede. Alla vigilia delle nozze, David atterra nella terra dei canguri insieme ai suoi amici di sempre, tre giovani scapestrati che rappresentano la vera famiglia di David, orfano sin dall’infanzia. Saranno proprio i tre amici inglesi a movimentare il matrimonio di David e Mia, in una girandola impazzita di gag e situazioni grottesche.


Dopo una gavetta passata a registrare cerimonie, sembra che Stephan Elliott senta il bisogno di smitizzare l’istituzione del matrimonio, giocando sul confine tra apparenza e realtà. Da una parte il party superchic che il padre di Mia mette in scena per “vendere” la figlia ad una carriera politica; dall’altra la realtà sotterranea di una figlia che preferisce fingersi lesbica piuttosto che soddisfare le ambizioni paterne; infine una madre (la divertente Olivia Newton-John) che cerca nella ricchezza tutto quello che manca nella sua vita. Dicotomia – quella tra vero e falso – che ben si palesa nella figura di David, costretto quasi a rinnegare la sua stessa famiglia, per il desiderio di entrare a far parte di quel regno del falso che il padre di Mia rappresenta e dirige. Ma la vera ambizione di Elliott non è quella di abbordare spettatori già avulsi a discorsi cinici sulle nozze, quanto confezionare un prodotto filmico di puro entertaiment, che non senta il bisogno di prendersi troppo sul serio, divertendo tutti coloro che hanno pagato il biglietto. In questo senso, allora, si può senza difficoltà considerare la coppia David/Mia come un espediente narrativo, intorno a cui ruota il vero punto di forza della pellicola: il trio di amici londinesi arrivati in Australia per stravolgere tutto. Non a caso, in inglese, l’espressione best man si riferisce proprio al testimone dello sposo. Kris Marshall – già apprezzato in lavori come Funeral Party e Love Actually – è il vero capo di questa mini tribù di uomini che ignorano (volontariamente) qualsiasi regola del bon ton, ritrovandosi in situazioni quasi surreali, ma di estremo divertimento per chi guarda. Eccezion fatta per un paio di scene in cui una sorta di volgarità gratuita rischia di abbassare il livello generale dell’opera, Tre uomini e una pecora è un film che fa il suo dovere: diverte lo spettatore in attesa di scoprire quale sarà la prossima mossa di questi testimoni scalmanati e alcolizzati che, nel tentativo di mostrare il proprio affetto all’amico David, rischiano di continuo di mandare all’aria il suo matrimonio.



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