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I più grandi di tutti

03/04/2012 11:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

I più grandi di tutti

Loris (Alessandro Roja) è l’ex batterista di una band che negli anni ’90 spopolava a Livorno, i “Pluto”...

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Loris (Alessandro Roja) è l’ex batterista di una band che negli anni ’90 spopolava a Livorno, i “Pluto”. Da quando il gruppo si è sciolto i suoi membri hanno preso strade diverse: Mao (Marco Cocci) fa il barista, Rino (Dario Cappanera) l’operaio, Sabrina (Claudia Pandolfi) è diventata una signorotta borghese e lo stesso Loris, con moglie e figlio, si è lasciato alle spalle il passato da rocker. Un giorno quest'ultimo riceve la telefonata da Ludovico (Corrado Fortuna), giornalista specializzato nel recupero di vecchie glorie, che propone al musicista di rimettere in piedi la band per un’intervista video e un concerto. Sarà compito del batterista andare alla ricerca degli altri membri della band per rimettere in piedi i Pluto e tornare sul palco.


Era il 2006 quando Carlo Virzì, fratello minore di Paolo, dirigeva L’estate del mio primo bacio, pellicola mediocre e dolciastra a tema adolescenziale. E in fondo anche I più grandi di tutti è un film giovanile, anche se i protagonisti non sono più dei ragazzini. Tra L’ultimo bacio e Da Zero a Dieci, la pellicola di Virzì riporta alla memoria un filone che si sperava il cinema italiano avesse abbandonato: la crisi esistenziale dei trentenni con la sindrome di Peter Pan. I dialoghi sembrano essere gli stessi: il desiderio di non crescere mai, la nostalgia del passato, l’insoddisfazione per le proprie vite, storie d'amore finite male. Di buono c’è l’idea di base della sceneggiatura: il giornalista malinconico che vuole riportare in auge il suo vecchio gruppo musicale. Ed è proprio la musica ad essere protagonista di quei pochi momenti brillanti del film di Virzì. Dal racconto della band che si riunisce in nome della gloria passata arrivano alcuni degli spunti più divertenti, tra il rock visto da una cittadina come Livorno e i membri che sono tutto l’opposto di veri rocker, accasati una volta abbandonata la musica.


Gli attori, da Roja, a Dario Cappanera – musicista per Vasco Rossi e i Negrita - fino alla - sebbene un po' funerea - Pandolfi danno sfoggio di ottime prove attoriali. Divertente il cammeo di Frankie Hi Nrg, assistente di Ludovico, portavoce di alcune ironiche riflessioni sul mondo discografico. Proprio in virtù di alcune buone intuizioni e di un cast del tutto adeguato e originale, ci si sarebbe aspettati che Virzì avesse percorso di più e meglio il tema musicale della band che ritorna e del rock di provincia, sulla scia di Radiofreccia per intenderci. Invece la scelta del regista ricade inevitabilmente sulle vicende personali dei membri e la musica finisce per fare solo da sfondo alle singole storie. Il risultato è una pellicola che in più di un momento apre le ali ma non arriva mai a spiccare il volo.



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