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Good as you

10/04/2012 11:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Good as you

Durante la notte di Capodanno, la festa organizzata da Adelchi (Lorenzo Balducci) nel suo appartamento offrirà la possibilità a un gruppo di persone di conoscer

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Durante la notte di Capodanno, la festa organizzata da Adelchi (Lorenzo Balducci) nel suo appartamento offrirà la possibilità a un gruppo di persone di conoscersi: Claudio (Enrico Silvestrin), Silvia (Daniela Virgilio), Francesca (Lucia Mascino), Mara (Elisa Di Eusanio), Marco (Diego Longobardi), Marina (Micol Azzurro) e Nico (Luca Dorigo) intrecceranno le loro storie nel segno dell’amicizia e dell’amore, etero o gay che sia.


L’acronimo “GAY” - Good As You - faceva da slogan alle prime proteste omosessuali di fine anni ’60. “Buoni come voi”, dichiaravano gli striscioni, un’auto-rivendicazione che il regista Mariano Lamberti – un passato di piccoli documentari e televisione - recupera come in una dichiarazione di intenti. Si può fare una commedia che parli dell’amore, gay o etero, senza censure né cliché, come in qualsiasi altra pellicola comico-romantica. E in effetti Lamberti mette in scena il racconto corale di un gruppo di amici il cui orientamento sessuale è del tutto irrilevante: omosessuali o no, l’amore ha un tono universale. Per questo il modo in cui Good as You si addentra nel mondo gay merita un plauso. Completamente assente il tono drammatico che caratterizza le pellicole di Ozpetek, sono il disincanto, l’ironia e la franchezza con cui i personaggi vengono delineati che rende il film un caso davvero particolare del cinema. Persino il carattere scanzonato, chiassoso, esagerato - che già apparteneva alla piéce teatrale di Roberto Biondi – non disturba, e anzi recupera un’estetica del travestimento, della maschera e della caricatura che appartiene alla teatralità di certe manifestazioni omosessuali.


Per la prima volta in Italia, anche al cinema, si dichiara che essere gay, non per forza risulta essere una questione problematica, ma che si può ridere degli eccessi e dei vizi come in qualsiasi altra commedia. Paradossalmente è proprio qui che Lamberti pecca. Il soggetto parte bene e anche la scrittura dei personaggi, quando però si arriva a delineare i tratti comici del film il regista si attorciglia sulle solite dinamiche pecorecce e situazioni demenziali, doppi sensi, luoghi comuni intorno al mondo gay, solite vicende di amore e corna. Il tutto marcato all’inverosimile, fino a raggiungere il kitch. Così anche quelle gag che potrebbero far sorridere gli spettatori, raccontate in un susseguirsi di volgari stereotipifiniscono per allontanare il film dal suo intento iniziale. Good as you è una pellicola con ottimi presupposti e interpreti adeguati, ma per un film che utilizza uno slogan come titolo, rivelarsi senza carattere risulta essere un grave torto. Contrariamente a quanto probabilmente immaginato dal regista, nella prima commedia gay italiana a mancare non sono tanto la delicatezza o l'ironia nel tratteggiare l'universo omosessuale, ma la capacità di comporre una commedia, genere che oggi nel cinema italiano – fatte eccezioni le volgarità e la bassa comicità - sembra essere il più difficile da praticare.



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