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Ciliegine

12/04/2012 11:00

Martina Calcabrini

Recensione Film,

Ciliegine

“Se una persona ti pesta il piede sull’autobus, può averlo fatto per caso, ma il tuo uomo no”...

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“Se una persona ti pesta il piede sull’autobus, può averlo fatto per caso, ma il tuo uomo no”. Si ripete questo Amanda, ogni giorno, convincendo se stessa e gli altri che l’universo maschile sia perennemente in combutta con quello femminile. Complicata, isterica, sempre sull’orlo di una crisi di nervi, la protagonista di Ciliegine è interpretata da Laura Morante, in questa pellicola prodotta tra Italia e Francia, diretta dalla stessa attrice e sceneggiata insieme al primo marito Daniele Costantini.


Amanda è una donna nevrotica e androfobica, che giudica gli uomini inaffidabili e traditori, basta una semplice disattenzione o un piccolo errore perché decida di interrompere una relazione. Bertrand la ama, cerca di accontentarla in tutto e per tutto ma quando, seduti al tavolo del ristorante per festeggiare il loro anniversario, mangia sbadatamente l’unica ciliegina sulla fetta di torta, Amanda va fuori di testa e lo lascia. L’amica Florence cerca di rassicurarla e la invita a festeggiare il Capodanno insieme alla sua comitiva di amici. Amanda, così, conosce Antoine, un uomo simpatico e sincero che, erroneamente, lei crede essere gay. I due iniziano a frequentarsi ma quando l’uomo se ne innamora, è costretto a fingersi omosessuale per non perderla. Facendo appello all'interpretazione di Freud del romanzo di Wilhelm Jensem "La Gradiva", il marito di Florence dissuade la moglie dal rivelare la verità all'amica, convinto che l'inganno sia il modo migliore per spingere Amanda ad essere libera di amare davvero. Ma fino a quando?


Sullo sfondo di una Parigi romantica e malinconica si consuma l’agrodolce vicenda di una storia d’amore impossibile. Laura Morante ha il difficile compito di interpretare il ruolo di una donna nevrotica (al limite del patologico) dalle mille sfaccettature, capace di boicottare un rapporto d’amore per un nonnulla. Sapendo passare dal goffo al drammatico, dal divertente al disilluso, la Morante si conferma una grande, versatile attrice. Spalleggiata da Pascal Elbè e da una tenera (ma bravissima) Isabelle Carrè, l’attrice de La stanza del figlio e Un viaggio chiamato amore, restituisce al grande pubblico un'altra intensa interpretazione. La decisione, rischiosa e coraggiosa, di dirigere il film, porta i segni della scelta del destino: una pellicola nata e cresciuta per essere modellata sui suoi connotati, fisici e caratteriali. Con la supervisione di Costantini, la sceneggiatura soppesa ogni parola, costruisce accuratamente ogni azione, incastra attentamente ogni pezzo del puzzle. E così, ammiccando alle commedie di Woody Allen e ispirandosi alla simpatica Lucy dei Peanuts, Laura Morante realizza un’opera ironica e frizzante, rivolta a chi nasconde, dentro di sé, la paura di innamorarsi.


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