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Il primo uomo

17/04/2012 10:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Il primo uomo

Algeria, anni ’50...

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Algeria, anni ’50. Jean Cormery (Jacques Gamblin), scrittore affermato, ritorna nell’originaria Algeria per rendersi partecipe del clima di contestazione che regna nel paese africano. Una volta a destinazione però Cormery si rende conto che la guerra contro i francesi è già scoppiata ed è più dura di quanto egli stesso pensasse. Vedere la propria terra lacerata dagli scontri porterà lo scrittore a tornare indietro con la mente, fino alla propria infanzia, tra la povertà, l’assenza del padre - morto nella Grande Guerra -, l’astio verso la nonna (Ulla Baugué), l’amore sconfinato per la coraggiosa madre (Maya Sansa/Catherine Sola).


Accade ogni tanto nel cinema che, lontano dalle politiche del box office, in lizza per festival cinematografici d'oltreoceano, dalla macchina da presa di un autore nasca un film eccezionale. È il caso de Il primo uomo di Gianni Amelio, premio FIPRESCI al Toronto Film Festival e nonostante tutto destinato ad uscire nelle sale italiane in appena 70 copie. Cecità della distribuzione o desiderio di preservare dal marketing una pellicola colta e di grande raffinatezza. Quel binomio che si legge sopra il titolo, “Amelio/Camus”, non è solo una dichiarazione di appartenenza - della sceneggiatura del film - all’ultimo racconto dello scrittore de La peste, ma una firma che Amelio giudica indispensabile.


Il primo uomo di Albert Camus uscì postumo nel 1994, incompleto e autobiografico romanzo dell’infanzia algerina dello scrittore. Amelio riprende quel racconto, abbandonando gran parte del drammatismo che aveva caratterizzato in passato alcune sue pellicole meno fortunate, e - condizionato da una lettura intensiva e profonda dello scrittore franco-algerino - traccia un affresco veritiero, poetico, onesto dell’Algeria dell’indipendenza. Non di sola letteratura però è fatta la poesia. Per raffigurare la terra d’origine del protagonista, il regista ha voluto con sé la fotografia di Luca Bigazzi, a ristabilire un sodalizio già fortunato in pellicole come Lamerica e Le chiavi di casa. Le interpretazioni sono affidate ad un grande protagonista, Jacques Gamblin – pupillo di Lelouche – e ad alcuni interessanti comprimari, come la nostra Maya Sansa (la madre di Jean, da giovane), poco presente sugli schermi ma apprezzata per fortuna dal cinema italiano che conta. Il primo uomo è una pellicola della memoria, in cui il protagonista approfitterà del cambiamento del suo paese per indagare la propria maturità e scoprire, come già gli aveva insegnato in gioventù il professeur Bernard, che «Un bambino è il germoglio dell'uomo che diventerà».


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