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Sister

04/05/2012 11:00

Martina Calcabrini

Recensione Film,

Sister

Un vuoto sguardo malinconico caratterizza i protagonisti di Sister, il nuovo lavoro di Ursula Meier, talentuosa regista di Home...

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Un vuoto sguardo malinconico caratterizza i protagonisti di Sister, il nuovo lavoro di Ursula Meier, talentuosa regista di Home. Esperta nella narrazione di storie di vita complicate e bizzarre, l’autrice realizza un’opera drammatica e disillusa che racconta la vicenda di due solitudini destinate, probabilmente, a non incontrarsi mai.


In una sperduta stazione sciistica sulle Alpi, il piccolo Simon, un orfano di dodici anni, deruba i ricchi turisti del posto, rivendendo subito la refurtiva, per sfamare se stesso e la sorella Louise. La ragazza è un’affascinante sbandata che, senza un lavoro, passa da un amante all’altro e non riesce a prendersi cura di suo fratello. Il legame tra i due, instabile e volubile, però, nasconde un misterioso segreto…


Premiato con l’Orso d’argento speciale al Festival di Berlino 2012, Sister è una pellicola intensa e appassionante che, guardando allo stile naturalistico dei fratelli Dardenne, permette allo spettatore di sentirsi parte integrante della vicenda. La storia è scandita dai piccoli, pericolosi, ripetitivi gesti di Simon e guardata attraverso gli occhi di un bambino alla costante ricerca dell’approvazione della persona con cui vive. Una sorella che ama a tal punto da sacrificare tutto ciò che possiede per regalarle un misero miraggio di felicità. Ursula Meier e Antoine Jaccoud, collaborando con Gilles Taurand, costruiscono un racconto costantemente in bilico tra due dimensioni opposte e complementari: il mondo dei ricchi e quello dei poveri, il lavoro e la disoccupazione, la disperazione e la felicità, la repulsione e l’accettazione, l’amore e l’odio. Dimensioni assolutamente inconciliabili in un mondo che non permette vie di mezzo ma esclude a priori il “diverso”, colui che, volente o nolente, si differenzia dalla massa. Se crescere vuol dire rinunciare alla purezza e all’autenticità, forse è meglio fuggire lontano e cercare un posto in cui i destini possano ricongiungersi serenamente. Anche a costo di chiudersi ermeticamente in un mondo puramente immaginario. Attraverso una fotografia poco contrastata, scenografie naturalistiche, una musica soffusa e due protagonisti fragili e insicuri, Sister diventa uno spaccato di vita comune, una proiezione del totale rifiuto della solitudine e della mancanza di affetto, attraverso cui Ursula Meier riesce a valorizzare il talento di Léa Seydoux e del piccolo Kacey Mottet Klein con il tocco sensibile e delicato di una donna che, sulla porta, guarda riposare i propri piccoli.



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