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Lorax - Il guardiano della foresta

26/05/2012 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Lorax - Il guardiano della foresta

«Era bassotto, anzianotto, brunetto e muschiosetto...

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«Era bassotto, anzianotto, brunetto e muschiosetto. E parlava con voce prepotente e pungente». Con queste parole il prolifico autore per bambini Dr. Seuss dipingeva Lorax, un coloratissimo guardiano della foresta, protettore degli alberi di Truffola. Un giorno, l’ambizioso Onceler arriva nel bosco pieno di animali e colori con un unico sogno: creare il Thneed, tessuto multiuso ricavato dai ciuffi di Truffola. Il successo della sua invenzione porta all'abbattimento della foresta e all’estinzione degli alberi. Passano gli anni e l’antico sogno di Onceler si è tramutato in realtà: la città di Thneedville si erge al di là della terra arida dove un tempo c’era la foresta. Nell’agglomerato cittadino tutto è artificiale, gli alberi sono di plastica e l’aria è un bene di consumo messo in vendita dal crudele O’Hare. Ted, un ragazzino coraggioso nato e cresciuto in questa realtà artificiale, per amore di Audrey intraprende un viaggio illegale fuori dalla città per incontrare Onceler e cercare di riportare in vita gli alberi.


Se esistesse una formula collaudata per ottenere l’ottimismo bisognerebbe ammettere che Lorax – il guardiano della foresta la possiede. Favola ecologista che rimarca la necessità di un mondo più verde e meno votato al consumo a tutti i costi, il film di Chris Renaud (co-diretto da Kyle Balda) è una girandola cromatica divertente e affascinante che, nella sua chiara intenzione di rivolgersi ad un pubblico infantile e ingenuo non manca di irretire anche gli adulti proprio grazie a quell’aura di fantastico che fa leva sul bambino che ognuno porta dentro di sé. L'immediatezza con cui gli sceneggiatori Cinco Paul e Ken Daurio riescono a trattare il tema, senza forzarlo con elementi di furbesca attualità, riesce facilmente ad incastrarsi con lo stile proprio del Dr. Seuss, capace di trattare temi profondi e importanti senza rinunciare alla magia e al divertimento.


Sebbene in alcuni punti Lorax rischi di scivolare nel retorico o in qualche (evitabile) caduta di ritmo, il risultato finale è un piccolo gioiello d’animazione, capace di miscelare le atmosfere magiche della Disney (con tanto di sequenze interamente cantate) con una drammaturgia contenente al suo interno influssi provenienti dalle più disparate fonti. Se gli energumeni che fanno da guardia del corpo al villain sono un chiaro omaggio al Pinco Panco e Panco Pinco di Carroll, è pressochè impossibile non riconoscere in alcune sequenze dei rimandi all’universo iconografico creato da Tim Burton, non a caso uno dei più grandi estimatori della produzione del Dr. Seuss. Allo stesso tempo Renaud decide di rimanere ancorato alla tradizione estetica dello scrittore, ricreando ambienti innevati che ricordano l’habitat del Grinch e un protagonista a metà strada tra il Willy Wonka di Johnny Depp e Il gatto col cappello. Forte di una morale chiara e semplice, che non si perde in rimandi caotici, Lorax ha il difetto di perdere molta della sua bellezza nella versione italiana. I più piccoli – cui il film è rivolto – si lasceranno irretire dall’universo colorato e sopra le righe portato in scena, ma i più grandi probabilmente storceranno il naso nell’ascoltare la storia di Onceler dalla bocca (e dalla voce) di un Marco Mengoni sovraccarico, incapace di tenere un timbro vocale definitivo per tutta la durata. A parte questo e alcuni scivoloni ritmici, la pellicola prodotta dalla Illumination Entertainment di Cattivissimo me rimane un buon film di intrattenimento, a cui il 3D aggiunge un’ulteriore dimensione ludica. Vi sfidiamo a non lasciarvi affascinare dai tre pesci canterini (una versione subacquea dei Chipmunk di Alvin Superstar) e soprattutto a non parteggiare per la divertente e coraggiosa Nonna Nora (Betty White), di certo il personaggio più riuscito di tutta la diegesi.



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