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Case Chiuse

21/06/2012 10:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Case Chiuse

Era il 1958 quando la legge Merlin poneva la parola fine all’esistenza delle case di tolleranza, quegli antri di umori e disperazione, di speranze e svendita, d

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Era il 1958 quando la legge Merlin poneva la parola fine all’esistenza delle case di tolleranza, quegli antri di umori e disperazione, di speranze e svendita, dove il sesso veniva smerciato come un qualsiasi altro bene di consumo. Nonostante sia passato più di mezzo secolo, le case chiuse subiscono oggi un’attenta azione di recupero. Da una parte, il contesto socioculturale del nostro paese ha fatto sì che si tornasse a parlare di questa realtà un tempo quasi tradizionale sul territorio italico, dall’altro l’emergere di nuove realtà, come le "spa" del sesso di Berlino, perfettamente fotografate dai servizi de Le Iene. Filippo Soldi si inserisce in questo nuovo revival, documentando il suo ampio punto di vista.


Presentato al Festival Internazionale del film di Roma, Case Chiuse più che uno scavo documentaristico archeologico è un saggio vivo e tentacolare di un sottosuolo sempre esistito e che, molto probabilmente, continuerà ad esistere. Con un ricettacolo di interviste variegate, che spaziano in qualsiasi ambito della cultura, Soldi recupera informazioni dall’antico Egitto, per poi arrivare alla contemporaneità dei giorni nostri, in un contesto molte volte squallido. Si passa dal regista di film erotici Tinto Brass all’attore Lando Buzzanca, da Lina Wertmuller a Luciana Castellina, giornalista e autrice oltre che politica di sinistra, dalla presidentessa dei diritti civili delle prostitute Pia Covre allo storico Louis Godart.


La pellicola, che parte con l’annuncio televisivo dell’approvazione della Legge Merlin, tenta in un primo momento di contestualizzare lo spunto da cui Soldi è partito per dirigere il suo film: ecco allora che all’annuncio in diretta, segue una selezione di vecchi filmati dell’Istituto Luce, interviste alla parlamentare Lina Merlin che diede il via all'abolizione delle case chiuse. Poi, man mano che il racconto va avanti, Soldi tenta di descrivere una sorta di compendio della prostituzione, trattandone l’origine e l’impatto nella vita sociale. Dal tabù del cattolicesimo all’ipocrisia che si nasconde dietro il suddetto provvedimento legislativo - che in fin dei conti ha portato ben pochi cambiamenti - dalla sessualità moderna ai film che, negli anni, hanno trattato il tema della casa di tolleranza, il regista attinge a piene mani da diverse fonti, dipingendo un ritratto variegato. A mancare, tuttavia, è il pensiero stesso di Soldi. Dopo aver documentato, intervistato e fotografato lo stato delle cose in diversi momenti storici è come se il regista si fosse dimenticato di lasciar trasparire il suo punto di vista su quanto l’ha tanto ispirato.


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