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Intruders

13/08/2012 11:00

Martina Calcabrini

Recensione Film,

Intruders

Dopo il successo di Intacto, gioca o muori e 28 setimane dopo, lo spagnolo Juan Carlos Fresnadillo torna dietro la macchina da presa per realizzare un thriller

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Dopo il successo di Intacto, gioca o muori e 28 setimane dopo, lo spagnolo Juan Carlos Fresnadillo torna dietro la macchina da presa per realizzare un thriller paranormale intenso e accattivante con sfumature horror.


Madrid, qualche decennio fa. Juan è un bambino che si diverte ad inventare storie dell’orrore. Le immagina, le scrive e infine le legge a sua madre inscenando, spesso, il ruolo della vittima. Una notte, Senzafaccia, il mostro più terrificante che conosce, entra nella sua stanza per ucciderlo. Nel frattempo, anche Mia, una ragazzina londinese dei nostri giorni, entra in contatto con la creatura mostruosa che irrompe dapprima nei suoi sogni e poi anche nella sua vita reale. Senzafaccia si insinua nelle loro vite finendo per scontrarsi con John, il protettivo padre di Mia, e con Luisa, la premurosa madre di Juan, portando alla luce oscure verità che non avrebbero mai dovuto essere rivelate.


Gli incubi hanno sempre affascinato gli spettatori per la loro capacità di confondere realtà e immaginazione, desideri e timori, idoli e mostri. Da Nightmare a Vanilla Sky, passando per Shutter Island e Mulholland Drive, il cinema di genere ha utilizzato nel tempo virtuosi giochi di luci e ombre per confondere lo spettatore e lasciarlo con il fiato sospeso. Gli sceneggiatori Nicolas Casariego e Jaime Marques, forti di una tradizione ben consolidata, costruiscono una storia classica che contiene, però, virate oniriche e psicanalitiche passando per il fantastico e il paranormale. Costruendo la figura del villain sul classico boogeyman e su The Shape/Michael Myers, Senzafaccia cerca di appropriarsi del volto e delle personalità altrui al solo scopo di essere accettato dalla società. Freak per eccellenza, il mostro si presenta vestito di nero, con un impermeabile lungo, gli stivali scuri e un cappuccio sulla testa. Le sue apparizioni sono frenetiche, veloci, letali, magistralmente esposte con un montaggio veloce e, quasi sempre, private di musica e suoni. Soltanto le urla delle vittime in sottofondo e l’inesorabile dolore di coloro che ne accusano la perdita. Vicino al binomio shyamalaniano di scienza e superstizione, Fresnadillo cita Unbreakble – Il predestinato, strizza l’occhio a Il Sesto senso e richiama anche The village. Forte della glaciale fotografia di Enrique Chediak (127 ore), le musiche di Roque Baños (Oxford Murders – Teorema per un delitto) e le eccellenti performance di Clive Owen e Daniel Bruhl, Intruders entra nel mondo delle più intime paure infantili e cerca di cacciarne gli intrusi per esorcizzarli. D’altronde, l’esperienza ci ricorda che “per uccidere qualsiasi mostro, bisogna entrare nella sua storia”.


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