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Sliding Doors

10/09/2012 11:00

Antonella Sugameli

Recensione Film,

Sliding Doors

Il destino si gioca in una manciata di secondi: è la scelta compiuta o quella mancata a decidere il corso della nostra vita? Helen Quilley (Gwyneth Paltrow) vie

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Il destino si gioca in una manciata di secondi: è la scelta compiuta o quella mancata a decidere il corso della nostra vita? Helen Quilley (Gwyneth Paltrow) viene licenziata senza preavviso dall’azienda in cui lavora come PR. Amareggiata e sconfortata decide di rientrare a casa dove aveva lasciato ancora dormiente il fidanzato Jerry (John Lynch). Quest’ultimo è uno scrittore in erba, impegnato nella stesura del suo primo romanzo che non riesce a portare avanti a causa probabilmente di una tempesta ormonale che ne rallenta l’ispirazione. Il fedifrago, ad insaputa dell’ingenua Helen, da tempo conduce una relazione clandestina con la ex fiamma Lydia (Jeanne Tripplehorn). Ed è proprio nel clou di una colluttazione amorosa tra i due amanti che Helen nel frattempo perde la metropolitana e rimane vittima di un tentato scippo. Giunta a casa trova solo un po’ di disordine, il fidanzato più impacciato e balbettante del solito e qualche dettaglio fuori posto. Il regista Peter Howitt utilizza le porte scorrevoli della metropolitana come elemento chiave del racconto e pone al pubblico l’emblematica domanda: e se Hellen fosse riuscita a prendere la metro rincasando prima e cogliendo Jerry in flagrante?


Lo scorrere di una porta, l’oltrepassare una soglia o l’esserne respinti, nell’interpretazione cinematografica, disegnano sviluppi narrativi contrastanti, talvolta estremi, altre volte diametralmente opposti. Da un lato Helen che perde la metro si dipana tra una relazione ormai priva di stimoli e una vita lavorativa frustrata. Solo alla fine di una lunga catabasi, il caso sembra sorriderle, regalandole un nuovo amore. Dall’altro una donna affranta, che trasforma positivamente il dramma scaturito dalla scoperta del tradimento. Padrona finalmente della sua vita, trova un lavoro e inizia timidamente una nuova relazione con un perfetto sconosciuto incontrato casualmente sulla metropolitana. Ma le soprese che il fato ha in serbo non finiscono mai, e non sempre sono piacevoli.


L’idea narrativa, nata dal lungometraggio Destino Cieco di Krzysztof Kieślowski, è ricca di spunti e di riflessioni filosofiche lontane purtroppo dalle scelte stilistiche compiute dall’esordiente Peter Howitt, che privilegia uno sviluppo della trama romantico e prettamente commerciale. Se Helen è la stessa persona, a prescindere da come il destino strumentalizzi le sue scelte, sono da discutere i mezzi utilizzati per raccontare le diverse identità della protagonista. Sceneggiatura, montaggio e fotografia, ad eccezione di poche battute - come l’esilarante scenata di gelosia dell’ex Lydia a Jerry o la scena in cui quest’ultimo nasconde la ex (comparsa alla finestra di casa) alla fidanzata Helen -, non riescono ad innalzare ritmi blandi che confluiscono in un altrettanto scialbo finale. Jerry, lontano dagli imperativi categorici di virilità e machismo tipici della cultura moderna, è una pallida copia dei personaggi interpretati dallo straordinario Woody Allen. Gli interpreti maschili, marionette striscianti ai piedi di donne ambigue vergini/megere assetate d’amore (o di sesso), brancolano in una storia sospesa: tutti personaggi che, nonostante percorsi esistenziali dislocati e paralleli, si ritrovano a percorrere le stesse strade, a frequentare gli stessi locali, a compiere le medesime azioni per tutta la durata della pellicola. Con Sliding Doors, Howitt evidenzia i difetti di una macchina da presa ancora poco rodata, pur tuttavia confezionando un racconto che non delude le aspettative degli amanti del genere sentimentale. Ogni vera storia d’amore riserva sempre quell’elemento magico inatteso che rende la vita degna di essere vissuta.



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