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21

15/09/2012 10:00

Vito Sugameli

Recensione Film,

21

Robert Luketic gioca a carte scoperte

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È raro ma può capitare che la realtà superi la fantasia. È il caso del vero Ben Campbell (compare brevemente in una scena): parlò della sua esperienza diretta nei Casinò di Las Vegas ad uno scrittore, il quale trasformò l'insolito racconto in un caso mediatico ed editoriale. Come avvenne per Fast & Furious – film evento nato da un articolo di giornale – 21 è strettamente connesso alla storia dei brillanti studenti del MIT apparsa sulla rivista Wired nel 2002. L'autore del pezzo, Ben Mezrich, è lo stesso che qualche mese dopo darà alle stampe Blackjack Club (Bringing Down the House in originale), romanzo da cui è tratto il film.


Si dice che la fortuna nel gioco non sia coinciliabile con l'amore. Ben Campbell (Jim Sturgess) non fa testo. Dopo una vita di negazioni e sacrifici, si trova a dover racimolare la ragguardevole cifra di 300.000 dollari per pagare la retta all'università di medicina di Harvard. Il suo talento matematico, unita ad una memoria di ferro, sono le preziose credenziali che gli permettono di entrare nelle grazie del professor Micky Rosa (Kevin Spacey) e in seguito di cambiare la sua vita. È lui che gli offre le chiavi del paradiso, nell'ordine di soldi facili, lusso, divertimento, donne – la bellissima compagna di giochi Jill Taylor (Kate Bosworth) – e un futuro in camice bianco. Quello che deve fare è semplice: giocare a Blackjack seguendo un sistema di conteggio infallibile, con l'aiuto di altri quattro studenti del MIT (acronimo che sta per Massachusetts Institute of Technology) senza lasciare che le emozioni lo governino. Oltre a contare le carte in uscita e abbinare a ciascuna un valore numerico, deve osservare attentamente le indicazione dei compagni affinché non perda di vista lo scopo. Tutto procede per il verso giusto, fino a quando Cole Williams (Laurence Fishburne), responsabile della sicurezza del Casinò, comincia a sospettare del ragazzo.


21 non è un film che gioca d'azzardo perché sa come far girare le carte con astuzia e prontezza. È piuttosto un thriller giovanilistico che vive di riflesso la modernità visiva del suo modesto cineasta, esposto alle esigenze di pubblico, alla difficoltà nel gestire cast e budget hollywoodiano ed attento a non tradire la fonte di riferimento – il romanzo fu acquistato dalla produzione quattro mesi prima che uscisse ufficialmente nelle librerie. Allo stesso tempo si rifà con umiltà ai classici del genere (plateale la somiglianza con Ocean's Eleven) pur mantenendo un tono leggero e scorrevole senza particolari picchi autoriali. Il suo è un compito d'intrattenimento svolto con abilità e metodo. Una macchina che scorre veloce come le lezioni impartite da Kevin Spacey sul cambio di variabili applicate al gioco del Blackjack, con l'evidente differenza che l'attore americano – nonostante fosse stato bocciato in matematica all'ultimo anno di liceo – è più incisivo e credibile rispetto all'anonimo protagonista, visto in Accross the Universe di Julie Taymor, attorno al quale si snoda la vicenda. Dispiace per l'incertezza ritmica: se solo il regista Robert Luketic avesse colto il momento favorevole per abbandonare il tavolo da gioco, il film non avrebbe sofferto le due ore di rigida staticità, eccetto per la sorpresa finale che ne dirotta il tono. Dialoghi concisi e ad effetto fanno comunque dimenticare come il gruppetto di coprimari, assemblato su misura per esporre alcuni e oscurarne altri, favorisca un'escalation calcolabile alla pari del trucchetto matematico scovato e punito con violenza da Laurence Fishburne.


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