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Una donna per la vita

22/09/2012 11:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film,

Una donna per la vita

Maurizio Casagrande approda alla regia cinematografica con una pellicola dai toni garbati che si ripromette di far sorridere e riflettere allo stesso tempo lo s

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Maurizio Casagrande approda alla regia cinematografica con una pellicola dai toni garbati che si ripromette di far sorridere e riflettere allo stesso tempo lo spettatore toccando tematiche universali quali l’amore e l’amicizia. Il cast vede alternarsi, oltre allo stesso Casagrande nei panni del protagonista, due tra gli artisti più apprezzati dal grande pubblico: Sabrina Impacciatore e Neri Marcorè, qui alle prese con siparietti dal retrogusto teatrale che richiamano la struttura classica della commedia degli equivoci. Nel ruolo della bella di turno troviamo la modella Margareth Madè, l’unica che sembra essere davvero fuori ruolo e inadatta al contesto dell’opera.


Maurizio (Maurizio Casagrande), dopo tanti anni di fidanzamento, vuole lasciare Marina (Sabrina Impacciatore) ma non trova mai il momento giusto per farlo. La donna che una volta lo aveva fatto innamorare con la sua eccentricità, ora gli appare solo come una montagna di difetti insopportabili da cui tenersi alla larga per sempre. A facilitargli le cose - si fa per dire - arriva un camion che urta in pieno la loro auto proprio mentre stanno per partire per le vacanze. Approfittando del periodo di convalescenza, Maurizio chiude per sempre il suo rapporto con Marina. Quando sembra che tutto sia tornato alla normalità irrompe nella sua vita Nadine (Margareth Madè), bellissima e premurosa, con cui intraprende una relazione molto passionale disturbata dalle irruzioni della ex fidanzata che non vuole rassegnarsi alla fine della loro relazione. Nadine sembra essere perfetta, una donna a cui restare legato per tutta la vita. Ma tutti nascondono un segreto, e a volte le scelte portano a delle conseguenze inaspettate.


Va sicuramente riconosciuto a Casagrande il merito di aver avuto il coraggio di rischiare, portando avanti fino in fondo un progetto che covava da molto tempo. Purtroppo il risultato è alquanto deludente già dai primi dieci minuti della pellicola, in un siparietto - con il breve cammeo di Biagio Izzo - degno del peggior Neri Parenti. Nonostante il film sembri poi in ripresa, la recitazione sopra le righe della maggior parte degli interpreti (la Impacciatore in primis) contribuisce ben presto ad affossare una sceneggiatura già povera, priva di momenti di vera comicità e di ritmo. Persino Marcorè appare sacrificato nel suo ruolo che, seppur importante, non gli permette di esprimere al meglio le sue capacità d’intrattenitore. Intervengono in aiuto della pellicola il grande entusiasmo di Casagrande, l’unico che sembra credere veramente nell'intera operazione, le comparsate dell’amico di sempre Vincenzo Salemme, di Giobbe Covatta, Pino Insegno e Maurizio Mattioli con la sua tradizionale recitazione gigionesca, ed un finale inaspettato, probabilmente la parte migliore della pellicola. Un esordio non all’altezza delle aspettative questo dell’artista partenopeo; ma a decretare se la nuova strada da lui intrapresa debba avere un futuro o meno, come sempre, sarà il verdetto del botteghino.



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