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Il rosso e il blu

24/09/2012 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Il rosso e il blu

Una frase dell'autore Ernest Abbé, tratta dall'opera Dell'Educazione recita: "In una classe l'insegnante si aspetta di essere ascoltato...

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Una frase dell'autore Ernest Abbé, tratta dall'opera Dell'Educazione recita: "In una classe l'insegnante si aspetta di essere ascoltato. Lo studente pure". Giuseppe Piccioni, torna al cinema dopo Giulia non esce la sera, con una trasposizione del romanzo di Marco Lodoli, dal titolo omonimo Il rosso e Il blu, sul difficile mondo della scuola. Da L'attimo fuggente a La Scuola, il cinema si è mostrato sempre interessato a tracciare i confini e le regole di un universo popolato da adolescenti e adulti, perso nella scomoda posizione a metà strada tra educatori ed esercenti della cultura.


Al centro della vicenda sono le avventure di una scuola romana di periferia. Piuttosto che sugli studenti, il regista si concentra sugli adulti che popolano il mondo scolastico, e dal quale spesso vengono inglobati. E per farlo Piccioni sceglie di prendere in esame tre diversi punti di vista. C'è il giovane supplente Giovanni Prezioso (Riccardo Scamarcio), ancora animato dall'ingenua illusione di poter essere un insegnante in grado di cambiare in meglio la vita dei propri studenti. C'è la preside Giuliana (Margherita Buy), sempre attenta a tenere vita professionale e vita privata in compartimenti stagni, per non lasciare che il dentro e il fuori dell'universo scolastico entrino in contatto, per poi scoprire - grazie alle disavventure dell'alunno Brugnoli (Davide Giordano) - che è impossibile tenere le varie realtà distaccate. Infine il cinico professor Fiorito (Roberto Herlitzka), insegnante di Storia dell'Arte ormai rassegnato alla sua posizione di margine, convinto com'è che la gioventù contemporanea sia pressochè insensibile alla bellezza della cultura e dell'arte in generale.


Ci sono attori che, da soli, sanciscono la buona riuscita di un film. Nel caso de Il Rosso e il Blu è innegabile l'apporto dato dall'esperienza e dal talento di Roberto Herlitzka che, nei panni dello sgarbato e indisponente professor Fiorito, regala un'interpretazione che gioca con il dramma senza bisogno di calcare la mano o scivolare in facili paternalismi. Con la sigaretta sempre accesa e la casa piena di libri e icone di un passato ormai - apparentemente - dimenticato, Herlitzka disegna il personaggio più divertente e, insieme, più malinconico. Gag e battute piene di cinismo si alternano ad istinti suicidi, alla rassegnazione, alla consapevolezza di aver forse buttato la propria vita. Attorno a lui si muove una galleria di personaggi già visti e poco incisivi. Riccardo Scamarcio e Margherita Buy interpretano personaggi piuttosto piatti e prevedibili, che stonano in maniera grossolana con il professor Fiorito, vero e proprio fulcro emotivo della pellicola. Il Rosso e Il Blu si rivela comunque una pellicola godibile, che andrebbe premiata anche solo per la scelta di ridurre al minimo le digressioni drammatiche di adolescenti allo sbaraglio, di giovani persi per sempre. I ragazzini che compongono la classe sono caratterizzati da una verosimiglianza che li mantiene saldamente ancorati alle reali dinamiche scolastiche. Quando, poi, Piccioni decide di allontanarsi da questo piano di realtà, il livello della messa in scena si abbassa notevolmente. Come accade nell'episodio del "secchione", un rumeno perfettamente integrato, che però sceglie la via criminale, piuttosto che quella della cultura. La ragazza con cui duetta, nel suo ritratto di giovane ribelle e problematica, finisce con il risultare poco credibile. I due colori della matita con cui i docenti correggono i compiti in classe, che prestano il titolo all'opera, rimandano al doppio che è insito in ogni personaggio. La Buy con il suo dentro e fuori; Fiorito con il passato e il presente; Scamarcio con l'ingenuità e la successiva presa di coscienza. Una dualità riscontrabile anche nella riuscita della pellicola: un continuo altalenare tra spunti interessanti, gag spassose e scivoloni più o meno vistosi nel dramma facilone, nell'iperbole della tragedia, con una conseguente e inevitabile perdita di ritmo.



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