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Le belve

24/09/2012 11:00

Marco D'Amato

Recensione Film,

Le belve

A due anni di distanza da Wall Street – Il denaro non dorme mai, torna sul grande schermo Oliver Stone con Le belve, tratto dall'omonimo romanzo di Don Winslow.

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A due anni di distanza da Wall Street – Il denaro non dorme mai, torna sul grande schermo Oliver Stone con Le belve, tratto dall'omonimo romanzo di Don Winslow. Veloce, adrenalinico e violento come nelle migliori opere del regista, ma con tante zone d'ombra.


A Laguna Beach, perla della California, ai confini con il Messico, in una villa da sogno sull'oceano, vivono Chon (Taylor Kitsch), un ex Navy Seals impiegato in Afghanistan, e il suo miglior amico Ben (Aaron Johnson), laureato in Chimica, esperto in Botanica, pacifista dichiarato. Il loro lavoro: coltivare e distribuire la migliore marijuana del mondo. A dividere con loro i corposi proventi e anche il talamo è Ophelia (Blake Lively), in un triangolo retto da un fortissimo legame di amore e amicizia. Quando il cartello della droga messicana cerca di inglobarli nel loro racket, il terzetto prova la fuga ma la mafia rapisce Ophelia. A Chon e Ben non rimane che cercare di liberarla, opponendosi agli uomini della potentissima “Reina” Elena (Salma Hayek), guidati dal violento Lado (Benicio Del Toro). A mettersi in mezzo sarà anche Dennis (John Travolta), un agente della DEA specializzato in doppiogiochismo.


Secondo i dettami del libro, la pellicola segue il racconto in prima persona di Ophelia, con i suoi momenti migliori quando Stone lascia a briglie sciolte il suo istinto e mette l'azione al centro di tutto: ritmi forsennati, montaggio rapidissimo, tanto sangue, violenza a manciate e quel pizzico di ironia concentrata quasi esclusivamente sul rapporto tra Elena e Lado. Nei momenti più tipicamente da action-thriller la mano di Stone si vede eccome, con la fotografia da cartolina degli assolati splendori di Laguna Beach alternata a mattanze e pestaggi. Ma da un regista come Stone è lecito aspettarsi parecchio di più, a partire da una trama piuttosto ingenua che vede due giovanotti opporsi al più potente cartello della droga messicana a colpi di geni informatici (l'Emile Hirsch di Into The Wild) ed ex Navy Seals. Stucchevole poi la rappresentazione del terzetto di protagonisti: Chon e Ben sono l'incarnazione dell'abusato yin e yang, l'uno calmo, filosofo e ragionevole, l'altro tutto muscoli e azione, uno “scopa”, l'altro “fa l'amore”, come sentenzia Ophelia con un'eloquente battuta. E ovviamente l'ondata di violenza finisce per cambiarli, con il pacifista Ben che diventa il cattivo della coppia e Ophelia che fa la figura della bamboletta bionda tutta curve e carta di credito per lo shopping.


Appena il film abbandona il cammino dell'azione e si concentra sui personaggi e sui dialoghi, il gioco mostra decisamente la corda, risultando banale e tedioso, con battute di basso calibro, e attori, Lively e Kitsch in testa, che non convincono appieno. A sollevare la media ci pensano Del Toro, in versione mattatore, infido, sospettoso e laido, e John Travolta, efficacissima spalla. Un loro dialogo nella cucina del poliziotto è probabilmente il momento migliore dell'intero film. Anche il finale, che Stone concede in versione sdoppiata, non è dei più convincenti, anche in virtù del trionfo di quello buonista che stona con le tinte forti della pellicola che avrebbe necessitato di una chiusura di maggiore impatto. Da un due volte Premio Oscar si attende sempre qualcosa che faccia saltare il banco: purtroppo Le Belve resta un onesto action-movie, avvincente finché l'acceleratore è a tavoletta, ma con più di un problema appena si pigia sul freno.



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