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Spring Breakers - Una vacanza da sballo

24/09/2012 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Spring Breakers - Una vacanza da sballo

Vacanze di primavera: settimana di eroici e goliardici vaneggiamenti alcolici, periodo di follia legalizzata del sistema d’istruzione americana...

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Vacanze di primavera: settimana di eroici e goliardici vaneggiamenti alcolici, periodo di follia legalizzata del sistema d’istruzione americana. È questa l’immagine che il regista Harmony Korine costruisce nel suo film Spring Breakers, presentato in concorso alla 69° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha raccolto un caloroso consenso da parte della critica e del pubblico.


Le vacanze di primavera sono alle porte e quattro ragazze, amiche sin dall’infanzia, le aspettano con trepidazione. I soldi che hanno risparmiato, tuttavia, non sono sufficienti per organizzare il viaggio dei loro sogni e, piuttosto che rinunciare al proprio obiettivo, le giovani decidono di fare una rapina in un fast food. Con il denaro ottenuto partono alla volta della Florida, dove si dedicano a festeggiamenti sfrenati fra sesso e droga. I loro bagordi le condurranno in prigione, dalla quale usciranno grazie all’aiuto del misterioso Alien (un irriconoscibile James Franco), esponente della malavita del luogo. L’incontro darà il via ad una girandola di morte e violenza.


Harmony Korine, forte dell’esperienza maturata come regista di videoclip, realizza un film fortemente pop, dove colori accesi fanno da contraltare alla bellezza scenografica della Florida. L’America messa in scena è un paese basato sulla fisicità dei canoni di bellezza dettati dalla moda: corpi intrisi di sudore, affogati nell’alcool, si mercificano a valori commerciali, secondo cui apparire è più importante di essere. Una galleria kitsch di curve mozzafiato sferzano lo spettatore, catapultato sin dai primi minuti nelle atmosfere sfrenate delle vacanze di primavera. La prima parte della pellicola è tutta volta a sottolineare questa superficialità della gioventù contemporanea, in ripetizioni spesso ridondanti dove la voice over diventa mezzo espressivo di un malessere personale e, al tempo stesso, sociale. Le quattro protagoniste del film – pescate dal mondo della serialità americana per teenagers – rappresentano tutte la stessa evoluzione di questa carenza di doti e di virtù. Faith (Selena Gomez) rappresenta il punto di partenza di questo ritratto sociale: fervente cattolica, sempre sincera ed onesta, è la personificazione del prototipo della brava ragazza. Nonostante questo sembra non aver problemi nell’accettare soldi che derivano da spaccio e rapine. Sarà comunque la prima ad accorgersi del marcio nell’anima di Alien e tenterà, senza successo, di vestire i panni del grillo parlante.


Da questo momento prende il via la vera discesa nella depravazione per le altre tre ragazze, che sulle note di Everytime di Britney Spears si lanciano in una serie di efferati crimini, in alcune delle scene visivamente più belle di tutto il film. Al di là dei contenuti di stampo sociale, Spring Breakers è soprattutto un accattivante spettacolo pirotecnico, che pur con qualche zoppìa nella parte iniziale, diverte con gag al vetriolo e grazie all'interpretazione sopra le righe di James Franco, con treccine e apparecchio ai denti. Harmony Korine ha saputo equilibrare le varie componenti della sceneggiatura senza mai perdere di vista l’obiettivo finale del film: quello di rimanere impresso nella retina dello spettatore, tra gesta sessuali e denunce socio-culturali. Inoltre ha battezzato nel fuoco le eroine di casa Disney, che si sono coraggiosamente lanciate in scene di orge dal retrogusto saffico alternate a sequenze di violenza gratuita.



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