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Silent Hill

02/11/2012 12:00

Roberto Semprebene

Recensione Film, Speciale Videogiochi,

Silent Hill

Videogiochi e horror sono concetti che si rapportano facilmente, e se all’equazione si aggiunge cinema sicuramente si otterrebbe un risultato: Resident Evil...

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Videogiochi e horror sono concetti che si rapportano facilmente, e se all’equazione si aggiunge cinema sicuramente si otterrebbe un risultato: Resident Evil. Ma come ogni equazione, anche qui cambiando una variabile il risultato non può che essere differente. Se a Capcom sostituiamo Konami, allora stiamo parliando dell’adattamento cinematografico di Silent Hill, survival horror che, rispetto al capolavoro Capcom, costruisce le proprie zone di inquietudine ricorrendo al paranormale e all’occulto anziché a zombie e mutazioni genetiche.


Nella sua incarnazione cinematografica, Silent Hill riprende e rielabora gli elementi presentati nel primo e nel secondo episodio della serie videoludica, per poi intraprendere una propria evoluzione. Rose e Chris hanno adottato la piccola Sharon, ma da qualche tempo la bimba, sonnambula, si comporta in modo strano. Rose si convince della necessità di portare la bimba a Silent Hill, sua cittadina di origine, per venire a capo del mistero che la riguarda. Ma quel che troverà nella cittadina andrà oltre le sue più agghiaccianti aspettative.


Mediamente gli adattamenti filmici da videogioco non soddisfano le aspettative, rivelandosi opere claudicanti per due motivi: l’opera cui si ispirano viene tradita, in quanto il derivato non tiene conto delle specificità dell’opera dalla quale ha origine, perdendo i contatti che renderebbero interessante la visione per gli appassionati; inoltre la pellicola potrebbe risultare inefficace cinematograficamente perché affidata a realizzatori di poca esperienza o magari perché realizzata con la fretta di dover uscire in tempi stretti rispetto all’uscita del videogioco di riferimento. Nel caso di Silent Hill, si tratta di un film che riesce nell’impresa di rispettare l’opera d’origine e, al contempo, risultare efficace come prodotto cinematografico a prescindere dalla sua natura di adattamento, presentandosi come un horror che, senza risultare fenomenale, è sufficientemente inquietante e spaventoso da non farne rimpiangere la visione. Indubbiamente non si tratta di un film del quale lo spettatore si ricorderà a lungo, ma quanto meno non ne resterà deluso: le atmosfere, le inquietanti mostruosità, la delirante deriva pseudo-religiosa, sono tutti elementi molto ben realizzati, anche se in alcuni frangenti il film pecca di citazionismo nei confronti di altre pellicole di genere. Si tratta in fondo di un peccato veniale, mentre più rilevante è il fatto che Silent Hill inquieta, ma raramente spaventa davvero, anzi, in alcuni frangenti si sarebbe quasi tentati di considerarlo più un thriller sovrannaturale.


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