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Hotel Transylvania

09/11/2012 12:00

Martina Calcabrini

Recensione Film, film-animazione, hotel-transylvania,

Hotel Transylvania

Una notte buia squarciata da fulmini, un castello incantato assalito da torcie e forconi, una famiglia felice distrutta dall'odio degli umani...

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Una notte buia squarciata da fulmini, un castello incantato assalito da torcie e forconi, una famiglia felice distrutta dall'odio degli umani. Genndy Tartakovsky, famoso soprattutto per la creazione di prodotti televisivi come Star Wars: Clone Wars e Samuray Jack, esordisce in cabina di regia con il lungometraggio di animazione Hotel Transylvania, una commedia gotica e burlesca che, alternando il patinato all'eccentrico, la musica classica al rap sfrenato, la classicità alla moda del momento, invita a riflettere sul vero significato della diversità.


1895. Dracula, la giovane moglie e la piccola Mavis, vengono attaccati da un gruppo di umani che, avendo scoperto la loro vera natura, danno fuoco al castello. La Regina perde la vita e così, il conte, giura solennemente di proteggere la figlia da tutti i pericoli del mondo. Costruisce un luossuoso Hotel segreto, in cui tutti i mostri possono trascorrere indisturbati le proprie vacanze, protetti da una foresta infestata da fantasmi e da una valle di non morti. Nel giorno del 118 compleanno di Mavis, quando Dracula organizza la festa migliore di tutti i secoli, l'umano Johnny irrompe accidentalmente nel castello, si camuffa da bizzarro discendente dei Frankenstein e conquista il cuore dell'adolescente...


Diversi, freaks, mostri segregati ai margini della società, costretti a vivere nell'ombra, obbligati a guardare il mondo di nascosto. La piccola Mavis è cresciuta sotto una campana di vetro e relegata in una prigione dorata mentre la sua fervida immaginazione corre voracemente verso l'ignoto, avida di conoscere il mondo umano. Giochi di luci e di ombre che deformano l'aspetto reale - o presunto - di ogni personaggio, una musica funerea e spettrale che lascia lentamente il posto alla disco music, una generazione vecchia e antiquata che viene spodestata da una più prolifica e dinamica prole di mostriciattoli. Hotel Transylvania è una pellicola binaria, intimamente classica ma profondamente moderna, che unisce il prototipo del disegno bidimensionale - cui il regista dedica anima e corpo - ad un'avanzata CGI. Tartakovsky fonde scenografie e personaggi, esaspera le caratteristiche fisiche dei protagonisti in modo ironico e cartoonesco, marca profondamente le loro ombre deformate e, infine, gioca sulle radici storiche e letterarie di ogni creatura esaltandone i contorni con un vivace 3D. Il conte Dracula ricorda il primo Nosferatu, cita Bela Lugosi e fa il verso a Christopher Lee divenendo, piuttosto, un padre affettuoso e iperprotettivo che invece di incantare gli altri con lo sguardo magnetico, cede agli occhi dolci della sua bambina. Mavis, dal canto suo, lontana anni luce dai vampiri vegetariani di stampo twilightiano - di cui spesso, però, parodizzano usi e costumi - è una giovane Emily "the strange", dark e macabra, che non teme di confrontarsi con un mondo sconosciuto, nè di ritrovarsi davanti alla visione riflessa, opposta e complementare, di un universo differente dal proprio. I ricordi opachi e sbiaditi delle vecchie dinastie possono far posto ad un presente incerto e instabile che riserva, però, la possibilità di imparare ad amare il diverso.


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