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Cosimo e Nicole

20/11/2012 12:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Cosimo e Nicole

Cosimo (Riccardo Scamarcio) e Nicole (Clara Ponsot) si incontrano durante gli incidenti al G8 di Genova...

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Cosimo (Riccardo Scamarcio) e Nicole (Clara Ponsot) si incontrano durante gli incidenti al G8 di Genova. Lui è italiano, lei francese, ed è subito amore. La loro passione per la musica li porta a lavorare per Paolo (Paolo Sassanelli), anch'esso conosciuto a Genova, che organizza concerti. Quando il giovane Alioune (Souleymane Sow) rimane vittima del crollo di un'impalcatura i due ragazzi conosceranno una realtà peggiore di quella vista fino a quel momento e dovranno fare scelte importanti anche sulla loro storia d'amore.


La ricetta di Cosimo e Nicole, opera seconda di Francesco Amato, è piuttosto semplice e votata al successo. Si prenda il più popolare dei fatti di attualità dell’ultimo decennio, il G8 di Genova, vi si ambienti una storia d’amore quasi del tutto convenzionale, si aggiunga il Romeo del cinema italiano e si aggiungano confusi riferimenti all’immigrazione, alla condizione giovanile, alle politiche del lavoro, tratti dalle cronache o dal sentire comune. Amato dirige il suo secondo lungometraggio come se volesse mettervi all’interno tutto quello che ha da dire sulla società di oggi e sulle sue contraddizioni. Concettualmente suddiviso in tre capitoli - l’incontro movimentato tra i due protagonisti al G8, il lavoro nell’organizzazione dei concerti, la fuga on the road da un mondo che crolla, letteralmente – la pellicola parte come una storia d’amore e arriva a considerazioni sociologiche e politiche sull’Italia di oggi, riempiendo di troppi contenuti un impianto esile che finisce presto per essere schiacciato, attori compresi, da un eccesso di idee.


Si assiste ad uno show-reel di tutti i fatti di cronaca che hanno popolato le pagine dei giornali degli ultimi anni. Oltre all’ormai onnipresente - e tristemente modaiolo - G8 del 2001, la mancanza di prospettive per i giovani, il tema del lavoro nero, il reato di clandestinità. Ognuno di questi temi è raccontato con un approccio quasi pubblicitario, riassunto sommariamente in poche sbrigative inquadrature e liquidato con i soliti cliché, come per la vicenda dello sfortunato immigrato Alioune, sintetizzato in certi luoghi comuni sull’Africa e in immagini pseudo-simboliche come la baracca sul mare. Grazie soprattutto alla buona interpretazione di Paolo Sassanelli - Premio L.A.R.A. per il Miglior Interpete Italiano al 7° Festival del Cinema di Roma – nei panni di Paolo, l’organizzatore di concerti, uno dei pochi personaggi interessanti del film, il tema del lavoro riesce ad essere credibile. Così come l’intera parte centrale del film, più disinvolta e discorsiva, in cui la disamina dell’ambiente musicale, sconvolto dalla tragedia del giovane vittima del crollo dell’impalcatura, risulta ben confezionata. L’aspetto più prevedibile del film resta senz’altro la storia d’amore fra Cosimo e Nicole: i due protagonisti sembrano usciti un po’ dal cinema francese degli anni ’70 – ribelli e indomiti a prescindere – un po’ dal più consapevole stereotipo moderno, che vede l’ultima generazione confusa e schiacciata dagli eventi. Entrambi militanti al G8, lui la salva, lei si innamora, sono fatti l’uno per l’altra, con un destino avverso e un amore che supera gli ostacoli. Per un film che vuole raccontare l’incertezza giovanile e la precarietà esistenziale, stringere il cerchio su una storia d’amore già vista è un vero peccato di banalità.


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