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Di nuovo in gioco

24/11/2012 11:00

Roberto Semprebene

Recensione Film,

Di nuovo in gioco

Tanti i temi trattati nella pellicola film di Robert Lorenz che vede il ritorno sulle scene in veste di attore di Clint Eastwood, a dispetto della decisione di

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Tanti i temi trattati nella pellicola film di Robert Lorenz che vede il ritorno sulle scene in veste di attore di Clint Eastwood, a dispetto della decisione di non apparire più dopo Gran Torino. L’amore padre-figlia, l’importanza dell’affermazione personale, il valore della professionalità contro l’ausilio della tecnologia, oltre al topos classico dei film americani sullo sport, ovvero la caduta e la risalita uniti alla convinzione che ognuno possa avere la sua opportunità.


La storia, in questi termini, è una variazione sul classico plot: Gus Lobel (Clint Eastwood) è un grande selezionatore di nuovi talenti del baseball. Ormai avanti con gli anni, Gus scopre di avere un problema agli occhi, ma non intende darsi per vinto. Al contempo però, l’amico e capo Pete (John Goodman) si rende conto che qualcosa non va e coinvolge Mickey (Amy Adams), la figlia dell’amico, chiedendole di accompagnare il padre in una trasferta in Nord Carolina. Questo viaggio sarà occasione per i due di chiarire il loro rapporto, dare conto delle frizioni che lo caratterizzano e imprimere una svolta inaspettata alle loro vite.


I film del genere di Di nuovo in gioco possiedono, per certi versi, tutti elementi comuni: situazioni conflittuali, storie di riscatto in cui a dare la marcia in più è la passione, l’amore per ciò che si fa. Il film di Lorenz aggiunge di suo il rapporto fra Gus e Mickey, lo scarto generazionale e le difficoltà che caratterizzano la comunicazione fra un padre assente e una figlia desiderosa di apprezzamento. L’aggiunta è piacevole e sarà più che rilevante per l’evoluzione della trama, anche se a volte la reiterazione dei conflitti fra i due e la mancanza di chiusure efficaci nei dialoghi rende il tutto un po’ macchinoso. Niente comunque di insopportabile e il film si lascia guardare con piacere, complice sicuramente la presenza scenica di Eastwood – vederlo fumare un sigaro è sempre un’emozione – e le buone prove anche dei comprimari, compresi l'ottimo Justin Timberlake e uno sgradevolissimo - quindi efficace - Matthew Lillard. Certamente il baseball non è il tipico sport che faciliti un'immediata empatia allo spettatore italiano, ma Di nuovo in gioco è soprattutto un film sulla passione e sui rapporti umani, argomenti che non possono essere imprigionati in un genere e che, anche quando stereotipati, non mancano d’intrattenere: le belle favole in fondo piacciono a tutti.



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