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Gegenwart

25/11/2012 12:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Gegenwart

Thomas Heise è uno dei più controversi registi tedeschi della sua generazione...

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Thomas Heise è uno dei più controversi registi tedeschi della sua generazione. Classe 1955, per anni nell’esercito della Germania dell’Est, esordio alla DEFA, una collezione di film tra anni ’70 e ’90 rifiutati, ritirati e sequestrati dalla distribuzione. Con dovizia di particolari e accuratezza nella ricostruzione di ogni istante, Heise nel suo nuovo documentario segue per alcuni giorni – fra Natale e Capodanno - la lunga giornata lavorativa di un piccolo forno crematorio, attivo 24 ore su 24. La macchina da presa segue attentamente, e senza distogliere l’obiettivo, tutte le operazioni legate al forno, dall’accoglienza dei parenti dei defunti, alla preparazione delle salme e delle bare, fino alla manutenzione e alla pulizia.


In italiano il termine "gegenwart" è qualcosa di molto simile a “presenza”, concetto senza netti riferimenti temporali, qualcosa che c’è stato e che c’è adesso. Un luogo di morte, ma raccontato come una delle più vive ed estenuanti realtà lavorative esistenti, il forno tedesco di Gegenwart non dà mai sosta agli impiegati addetti alle diverse attività. Non a caso il regista sceglie di visitare il crematorio durante le feste natalizie, mentre tutt’intorno domina l'innevato panorama boschivo tedesco, l’interno del forno è un luogo asettico e privato della dimensione del tempo e dello spazio.


Nella dettagliata rappresentazione della giornata lavorativa, Heise rivela il suo occhio d’autore. Le sale deserte dell’accettazione sono contrapposte a quelle affollate di bare e strumenti in cui si preparano i cadaveri alla combustione; i locali dell’amministrazione, con i telefoni che squillano e gli impiegati che prendono il caffè, sono messi in contrasto con i più bui anfratti delle fornaci, dove i tecnici alla manutenzione si introducono per riparare i guasti. E poi la neve, che cade abbondantemente sui boschi attorno, che si riflette nell’immagine ripetuta e ostentata della cenere della cremazione, spalata via con naturalezza dagli operai della manutenzione. Il regista tedesco punta ad una giustapposizione di antitesi per sottolineare lo stridere della quotidianità in una struttura mortuaria, e lo fa ritraendo immagini al limite del macabro, come lo scrocchiare delle ossa dei carbonizzati durante la riparazione dei forni o la preparazione delle bare per la cremazione. Quello che rende tali immagini meno forti di quanto parrebbe è l’incredibile distacco con cui Heise le ritrae, arretrato sempre di un passo rispetto ai lavoratori ripresi, privandole dei dialoghi – se non di quelli funzionali a spiegare le dinamiche lavorative del luogo – e con immagini mute riempite solo dai rumori del lavoro. Fanno da contraltare ai lunghi silenzi, le musiche popolari e le immagini del celebre Capodanno bavarese, poste in contrapposizione con la fissità delle riprese girate negli interni e con l’inizio lirico fra le nevi tedesche. Gegenwart è, ancora una volta, autorialità metafisica al servizio di un prodotto complesso, che inevitabilmente esclude dalla visione gran parte del pubblico poco avvezzo al linguaggio di Heise e alla sua – ormai trentennale – poetica di stravolgimento dei tempi cinematografici.


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