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Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore

05/12/2012 12:00

Marco D'Amato

Recensione Film,

Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore

A tre anni di distanza da Fantastic Mr...

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A tre anni di distanza da Fantastic Mr. Fox torna Wes Anderson con Moonrise Kingdom, presentato come film di apertura del Festival di Cannes 2012. Fin dalle prime sequenze è impossibile non riconoscere l'impronta del regista americano: colonna sonora debordante (il film si apre con Variazione e fuga su un tema di Henry Purcell di Benjamin Britten), e fotografia meravigliosa, tra colori sgargianti e continue variazioni di campo.


Estate 1965. Sam (Jared Gilman), dodicenne in gita con il suo gruppo scout su un'isola vicino alle coste del New England, dopo averla pianificata per mesi per corrispondenza, organizza una fuga con una ragazzina del luogo conosciuta un anno prima, Suzy Bishop (Kara Hayward). Attraverseranno la foresta per raggiungere il loro posto nel mondo, gettando nel panico la comunità. Sulle loro tracce si metteranno presto il gruppo degli scout guidati dal capo Ward (Edward Norton), il comandante della polizia Sharp (Bruce Willis) e i genitori di Suzy (Bill Murray e Frances McDormand).


Al centro del film Anderson mette la ricerca dell'amore e il desiderio di essere compresi e capiti: Suzy e Sam sono due adolescenti in fuga dal loro mondo che non li capisce e li rifiuta senza mezzi termini. Suzy è figlia di due avvocati in pesante crisi matrimoniale, percepisce la mancanza di amore e calore sulla propria pelle (i genitori nemmeno si accorgono della sua fuga finché la ragazza non risponde ai loro inviti a venire a tavola fatti col megafono), rifugge la realtà, che media perennemente attraverso un binocolo, ed è diventata violenta e depressa. Sam la famiglia non ce l'ha nemmeno, è orfano, la coppia a cui è affidato non lo vuole e anche i ragazzi del suo gruppo scout lo allontanano senza remore. Due barche alla deriva che rappresentano uno l'ancora di salvataggio dell'altra. Di fronte all'insensibilità degli adulti servirà il coraggio dei bambini e la furia degli elementi per poter regalare loro un futuro insieme. La musica, gli accesi colori pastello, le splendide riprese nella foresta e i dialoghi regalano al film quell'aura fiabesca tipica dei film di Anderson, condita dalla consueta ironia e da una serie di personaggi goffi e caricaturali, su tutti il diligente ma stralunato capo scout Ward, senza mai tralasciare un'amarezza di fondo che avvolge tutto (il triangolo tra Sharp e i coniugi Bishop, il dialogo tra Suzy e la madre) e qualche scena decisamente osè per il contesto (l'approccio sulla spiaggia, la morte del cane). Attorno ai due fantastici protagonisti esordienti, si muove un cast di prim'ordine in grande spolvero: oltre ai già citati Norton, Murray e McDormand, troviamo i camei di Harvey Keitel (il disastrato comandante Pierce), Tilda Swinton (la puntigliosa Responsabile dei Servizi Sociali), Jason Schwartzmann (il cugino tuttofare) e Bob Balaban (il narratore). Romantico, ironico, poetico e dolcissimo: si potrebbe obiettare che Anderson ricrei continuamente sé stesso dal punto di vista tematico e stilistico ma Moonrise Kingdom rappresenta il suo apice assoluto.



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