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The Legend Is Born - Ip Man

09/12/2012 12:00

Aurora Tamigio

Recensione Film, Film Arti Marziali, Ip Man,

The Legend Is Born - Ip Man

La vita di Ip Man (Yu-Hang To) prima del mito e prima di diventare il più grande fra i maestri di Wing Chun, nonché mentore di Bruce Lee...

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La vita di Ip Man (Yu-Hang To) prima del mito e prima di diventare il più grande fra i maestri di Wing Chun, nonché mentore di Bruce Lee. L'infanzia, l'incontro con le arti marziali, gli studi ad Hong Kong, lo scontro col la vecchia scuola del Wing Chun ortodosso, l'amore per Cheung Wing-shing (Huang Yi) in una trama di intrighi in cui Ip Man è suo malgrado coinvolto nella formazione della sua personale leggenda.


Dopo il successo delle due pellicole di Wilson Yip, Herman Yau, prolifico regista cinese con una settantina di film alle spalle, raccoglie il racconto biografico del leggendario maestro di Wing Chun. Con un film che parte dalla gioventù trascorsa ad Hong Kong e arriva sino agli anni formativi a Foshan, Yau dirige un prequel che con gli Ip Man di Wilson Yip ha pochissimo in comune: non c'è nessuno slancio di natura storica né tantomeno alcun tentativo di nobilitazione ulteriore delle arti marziali come “arma” individuale durante la guerra. Il film di Yau è più semplicemente un biopic celebrativo. L'unica continuità con i due film precedenti si stabilisce attraverso la presenza nel cast di Sammo Hung e Fan Siu-wong, già presenti anche nelle pellicole di Yip. Il film di Yau beneficia inoltre della partecipazione di Ip Chun, figlio maggiore di Ip Man, come consulente e attore nella parte di Leung Bik, contributo questo che aggiunge senz'altro autenticità alla pellicola; per il ruolo di Ip Man, Donnie Yen è sostituito da Yu-Hang To, uno dei più giovani campioni di Wing Chun in circolazione. Proprio in virtù della sua matrice biografica, The Legend is Born non manca di approfondire gli aspetti della vita del Maestro, a cominciare dagli anni della giovinezza, dalla formazione fino allo sviluppo del suo stile unico di combattimento e l'accettazione di questo da parte degli altri istruttori e dei suoi coetanei.


Se considerato come un film di arti marziali, in cui la cura dei duelli e l'azione sono fondamentali, la pellicola non delude di certo: i frequenti combattimenti sono bene intervallati attraverso un montaggio ritmato che ne esalta le vivaci coreografie. Diversamente dagli episodi diretti da Yip, il ritratto della Cina presentato è molto meno approfondito, e l'ambientazione tra Hong Kong e Foshan viene utilizzata solo come quinta in cui collocare la nascita di un mito. Niente a che vedere con il maestoso sfondo dei due precedenti Ip Man, affascinanti ritratti di una Cina sotto assedio. Quando la pellicola si concede degli excursus su episodi collaterali della vita del protagonista, come la storia d'amore con Cheung Wing-shing, una donna che proviene da una famiglia benestante, oppure si incastra sui poco riusciti intrecci - a metà tra lo spionaggio e l'action puro - emerge la fragilità del film. A questo si aggiunga un frequente concedere della pellicola a toni agiografici, caratteristica che avvicina il film ad uno stile più hollywoodiano che orientale. Si apprezza invece la contrapposizione tra i maestri e Ip Man, ossia tra la vecchia scuola del Wing Chun e il nuovo talento, una strizzata d'occhio a quello che rappresenterà in seguito la figura di Bruce Lee e un leit motiv - il nuovo che sfida il vecchio - che risulta sempre affascinante. Il ritratto del giovane Ip Man che emerge dal film di Herman Yau è quello di una figura che ostenta sicurezza ma che pure è presentata con umanità e fascino. Queste caratteristiche, insieme ad un'azione movimentata e avvincente conducono a guardare con curiosità a quella che, al terzo capitolo (non ufficiale), può essere considerata a tutti gli effetti una saga. E del personaggio protagonista di tale epica, il cinema cinese sembra non saziarsi mai.



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