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Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato

11/12/2012 12:00

Erika Pomella

Recensione Film, signore anelli, hobbit,

Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato

A circa dieci anni di distanza dalla conclusione della trilogia de Il signore degli anelli – saga che ha avuto il merito di creare ex novo un nuovo lessico dram

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A circa dieci anni di distanza dalla conclusione della trilogia de Il signore degli anelli – saga che ha avuto il merito di creare ex novo un nuovo lessico drammaturgico inerente non solo al genere fantasy, ma al cinema in generale come linguaggio visivo – Peter Jackson torna nell’epica Terra di Mezzo e, con l’equipe degli effetti visivi della Weta al seguito, pone la prima pietra per una nuova trilogia fantasy. Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato è il primo capitolo della trasposizione tratta dal romanzo di J. R. R. Tolkien Lo Hobbit o la riconquista del tesoro, libro che, nonostante utilizzi toni meno enfatici della trilogia dell'anello, pone le basi per le avventure di Frodo e dell'Unico Anello.


A Hobbiville, nella Contea, Bilbo Baggins (Martin Freeman), mentre si gode il piacevole ristoro offerto dall'erba pipa del Decumano Sud, viene sorpreso dall’arrivo dello stregone Gandalf (Ian McKellen) che invita il piccolo hobbit a prendere parte ad un’avventura. Restio a lasciare la propria casa e le proprie abitudini, Bilbo rifiuta l’invito. La sera, tuttavia, un’orda di tredici nani irrompe nella sua casa: guidati da Thòrin Scudodiquercia (Richard Armitage) e dallo stesso Gandalf, i nani sono pronti a partire in missione verso la Montagna Solitaria, dove un tempo la loro dinastia viveva in salute e in ricchezza, prima di essere presa d’assalto dal drago Smaug. Alla fine Bilbo decide di partire con loro in qualità di scassinatore, e tra goblin, troll e strane creature scoprirà che la Terra di Mezzo è tutt’altra cosa rispetto alla placida Contea.


Peter Jackson si dimostra arguto al punto giusto: avvia la pellicola per mezzo di un vecchio Bilbo (Ian Holm) che scrive al nipote con l’intento di raccontargli tutta la verità sulla storia del drago Smaug. Frodo (Elijah Wood) entra nella stanza giusto in tempo per permettere al pubblico di orientarsi cronologicamente: questo legame col prologo de La compagnia dell’anello - nell’attimo prima in cui Frodo esce di casa per andare incontro a Gandalf - è solo uno dei tanti rimandi alla prima trilogia, creando un trait d’union cristallino e obbligatorio. Alla storia originale de Lo Hobbit il regista aggiunge spunti provenienti dalle appendici de Il ritorno del Re, creando un racconto a vari strati: mentre l’avventura di Bilbo e dei Nani procede verso il suo svolgimento, sussurri e presagi lasciano già intravedere l’ascesa di Sauron. Per i fan più accaniti questo gioco a specchi permette di ricongiungere anelli di un impianto narrativo che travalica lo schermo. Si aggiunge alle vecchie e nuove conoscenze, il personaggio di Thòrin, che mantiene immacolato il tono epico ed evocativo dei protagonisti di The Lord of the Rings, facendosi portavoce delle grandi tematiche tolkieniane. Interpretato magistralmente da Richard Armitage, Thòrin è un Re senza terra, che combatte per il bene del suo popolo, in lui risiedono l’onore e il coraggio, la lealtà verso i propri compagni e i propri ideali. Tuttavia, sono i venti minuti al cardiopalma in cui Bilbo, caduto nei recessi del regno dei Goblin, incontra per la prima volta Gollum (Andy Serkis) a rappresentare l'apice narrativo - ugualmente per neofiti e fan - della pellicola, in una lotta tra i due a suon di indovinelli che mette in evidenza la precisione registica di Jackson e quella attoriale dei protagonisti. Un ultimo cenno al reparto tecnologico: Jackson gira la pellicola in formato HFR 3D, che consiste nel registrare 48 fotogrammi al secondo. Il risultato è un’immersione totale, in cui lo spettatore si cala completamente nella messa in scena. Con questo tipo di tecnica, poi, il gap legato al 3D - che tende a rendere quasi inintelligibili le sequenze più scure - così come alcune forzature durante le scene più concitate, decade, sovrastato dallo spettacolo tridimensionale. Pur con qualche intoppo – soprattutto nella parte iniziale piuttosto lenta – Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato è un emozionante tour nella Terra di Mezzo, diretta da un regista dallo stile intatto, in grado di reinventare e arricchire ancora una volta un genere attraverso il viaggio sensoriale all'interno di un mondo meraviglioso.



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