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La bottega dei suicidi

19/12/2012 12:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

La bottega dei suicidi

I Tuvache sono una famiglia fuori dal comune: i due tetri genitori gestiscono un negozio di articoli per aspiranti suicidi: corde, armi, veleni e la più bizzarr

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I Tuvache sono una famiglia fuori dal comune: i due tetri genitori gestiscono un negozio di articoli per aspiranti suicidi: corde, armi, veleni e la più bizzarra strumentistica necessaria per porre fine alla propria vita, mentre i tre figli, Vincent, Marylin e Alan, hanno tutti nomi di morti suicidi. Il piccolo Alan però è diverso dai suoi: sempre allegro e ottimista costituisce per i Tuvache una vera croce, tanto da arrivare a provarle tutte per intristire il figlio e renderlo adatto all’ambiente familiare.


Presentato in anteprima alla 65a edizione del Festival di Cannes, l'irriverente film d’animazione tratto dal racconto umoristico di Jean Teulé, Le magasin des Suicides, è la prima pellicola d'animazione di Patrice Leconte, regista francese, autore dei già acclamati Il marito della parrucchiera e L’uomo del treno. Il tema centrale è esilarante: in una città industriale, desolata e grigia, i cui abitanti sono così depressi da necessitare di un negozio di articoli per il suicidio, la vispa allegria di un bambino rischia di mandare all’aria gli affari di famiglia. Alan, che porta – come i suoi fratelli Vincent e Marylin – il nome di un suicida, il matematico Turing, si darà come missione riportare il buonumore in città contro tutti i tentativi dissuasivi dei genitori. Del resto nella sua tetra famiglia l’allegria di Alan è considerata una malattia insopportabile.


L’opera di Teulè, in Francia un vero bestseller, con oltre un milione di copie vendute solo nel 2007 - in 15 lingue diverse - diventa per Leconte l’occasione di svoltare e cimentarsi, dopo una trentina di film e un passato da fumettista, con il genere dell’animazione. E lo fa con un garbo ispirato a buona parte delle opere precedenti, come Il cadavere era già morto o La ragazza sul ponte, anch’esse spesso rivolte al noir di tradizione d’oltralpe e pervase da atmosfere agrodolci legate al tema della morte o della malattia. La bottega dei suicidi recupera le atmosfere dissacranti del racconto di Teulè e le traspone con un’animazione pimpante e tradizionale, ma carica di creatività e di un’originalità – anche visiva – che non fa rimpiangere le tecniche più innovative. In particolare stupisce la scelta dell’animazione 2D in rilievo, simile a quella dei libri pop-up per bambini. L’applicazione di questa tecnica un po’ vintage, tanto ludica quanto controcorrente, su disegni piuttosto semplici dimostra che, in presenza di fantasia, anche sui più elementari storyboard è possibile costruire una trama elettrizzante e movimentata. È in particolare l’idea di trattare la depressione, così come l’allegria e l’ottimismo, alla stregua di malattie virali che consente di estrapolare il comico e il paradossale da una riflessione sul contagio urbano del male di vivere e su come l’ambiente e il prossimo influiscano irrimediabilmente sulla diffusione di un umore nero o - d'altra parte - del buonumore. La bottega dei suicidi è un’opera inaspettatamente coinvolgente e dalla verve irresistibile, difficilmente destinabile al pubblico dei piccoli, ma in ogni caso imperdibile soprattutto per la cinica atmosfera, poeticamente nera ma inguaribilmente positiva.



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