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La tela animata

25/01/2013 11:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

La tela animata

Trama pirandelliana e disegni tracciati a mano per l’ultimo piccolo eccezionale risultato dell’animazione francese, Le Tableau di Jean-François Laguionie, regis

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Trama pirandelliana e disegni tracciati a mano per l’ultimo piccolo eccezionale risultato dell’animazione francese, Le Tableau di Jean-François Laguionie, regista già vincitore di un Premio César e di un Grand Prix a Cannes per il miglior cortometraggio d'animazione nel 1979, con La Traversée de l'Atlantique à la rame.


Su una tela incompiuta, improvvisamente abbandonata dal Pittore scomparso, i potenti Compiuti, i personaggi finiti di dipingere, hanno sottomesso gli Incompiuti, coloro rimasti incompleti, e gli Schizzi, i solo abbozzati. In questo caos da rivoluzione, Ramo, un giovane Compiuto, si innamora di Claire, Incompiuta, e decide di partire, insieme allo Schizzo Plume, alla ricerca del Pittore, convinto che egli solo possa rimettere ordine nella tela. Il viaggio sarà costellato di avventure e incontri straordinari, su scenari fantastici o reali, in un incantato omaggio alla pittura del Novecento.


Per anni al lavoro con i disegnatori di Blue Spirit Animation, una delle più creative fucine dell’animazione d’oltralpe, Jean-François Laguionie ha alle spalle alcuni piccoli gioielli come Gwen, Le livre de sable e Le Château des singes, caratterizzati tutti da una lavorazione artigianale, schizzo per schizzo, tavola per tavola. Proprio come ne La tela animata, pellicola composta di migliaia di disegni provenienti direttamente dalla matita del regista. Per compiere con Ramo e Plume l’incredibile viaggio alla ricerca del Pittore, occorre tenere gli occhi bene aperti e cogliere qua e là le citazioni e le immagini tratte direttamente dalle più celebri tele del secolo scorso. Sono presenti gli arlecchini di Picasso, le forme antirealistiche di Matisse e Cezanne, il mistero di Modigliani, le favole di Chagall. Un set che è il sogno di ogni sceneggiatore e che cede spazio alla fantasia come ognuna di queste indimenticabili pitture ha trasportato chiunque ne abbia ammirato le forme in una dimensione sospesa tra l’esistente e l’immaginato. È la sensazione di quando, con gli occhi in un dipinto, si ha l’impressione di vedervi rappresentato qualcosa che si è già visto in un altro momento, o in un’altra vita. Laguionie costruisce su questo sentimento d’incanto l’intera pellicola, affidando però la costruzione della vicenda ai personaggi della Tela, protagonisti di un viaggio alla ricerca del proprio autore. A generare l’intera vicenda è un affascinante paradosso: l’inversione del rapporto fra creatura e creatore; lo spostamento dell’attenzione dall'artista che dà la vita, all'opera che autonomamente si mette in piedi e ne va alla ricerca, riconoscendogli il ruolo di ordinatore nel turbine caotico della creazione artistica. Nel lasciarsi trasportare lungo la pellicola da atmosfere della meraviglia ad altre più angoscianti, ci si potrebbe altresì domandare - in un filosofare più da scultore che da pittore – chi in effetti sia il creatore di cosa, fra artista e opera, e se è vero che quest’ultima preesista prima ancora che l'autore possa liberarla e darle la vita, in questo caso, su tela. Ma la dissertazione sulle origini dell’opera d’arte, tema di antichissima dignità che da solo avrebbe meritato per il film di Laguionie una candidatura all’Oscar, è solo uno dei livelli di lettura. Per coloro i quali l’arte è, prima di tutto, innamoramento estetico, sarà sufficiente immergersi nelle atmosfere pittoriche del film e attendere che la naturale fruizione della bellezza faccia il suo corso.


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